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A proposito di Fiat 127 (e di Manzù)

Girovagando per il web ho letto un parere decisamente poco lusinghiero nei confronti della Fiat 127, che qualcuno ha definito -uso un eufemismo- una macchina “poco riuscita”. In realtà la popolare utilitaria torinese è stata tutto fuorché un fiasco, oltre ad avere rappresentato un grande passo avanti rispetto ai modelli che l’hanno preceduta. Normalmente il blog parla di auto di tutt’altro genere, ma in questo caso spendo volentieri qualche riga su questa piccola vettura di casa Fiat.

Innanzitutto mi preme dire che dietro il progetto della 127 c’è un designer molto valido come Pio Manzù, che purtroppo non ha potuto esprimere tutto il suo potenziale a causa di una fine prematura. La sorte ha infatti voluto che perdesse la vita proprio mentre si recava a Torino per presentare alla Fiat la maquette definitiva della “sua” 127. Bergamasco, figlio d’arte, Manzù aveva già disegnato alcune concept-car e diversi complementi di arredo divenuti presto dei classici per aziende come Flos, Alias e Kartell. Nel progetto della 127 aveva riversato una grande carica innovativa, dando origine a una vettura moderna e per certi versi di rottura rispetto alle sue progenitrici. Basti pensare alla differenza epocale con la Fiat 850, che altro non era se non un tentativo di svecchiare la 600 attraverso una carrozzeria più moderna e qualche miglioria meccanica.

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Pio Manzù

Con la 127 si cambia tutto. I Settanta chiedono a gran voce qualcosa di più che un’utilitaria di vent’anni prima imbellettata per sembrare più giovane. La strada da seguire è quella aperta dalla Mini di Alec Issigonis (motore e trazione anteriore), che Fiat ha già utilizzato sulla 128 dopo varie sperimentazioni con i modelli Autobianchi. Manzù si ritrova a dover vestire un pianale realizzato ex-novo che monta il conosciuto 4 cilindri di 903 cm3 in posizione anteriore trasversale. Il risultato è una carrozzeria due volumi con coda fastback caratterizzata da numerosi spunti stilistici interessanti, se non addirittura inediti. E’ il caso del cofano motore a tutta larghezza, non un semplice sportello ma un “coperchio” che ingloba anche la parte superiore dei parafanghi e che ritroveremo sulla Fiat Panda del 1980. Oppure del massiccio montante posteriore che sarà una peculiarità anche della prima Volkswagen Golf (1974).

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Fiat 127

Non sono da meno le due scalfature che alleggeriscono la fiancata o la linea di cintura che sale nella zona posteriore, conferendo dinamicità alla vista laterale. Il tutto sapientemente miscelato con qualche elemento decisamente più classico come i sottili paraurti cromati o le coppe ruota che strizzano l’occhio al decennio precedente. In più ci sarebbe da considerare che tanto l’abitabilità interna -vero pallino di Manzù- quanto il volume del vano bagagli sono notevolmente più ampi rispetto alla 850 e stabiliscono nuovi standard di categoria. Pazienza se le finiture non sono sempre all’altezza di un progetto tanto innovativo: chi si ricorda le 127 di colore blu che immancabilmente viravano al bordeaux dopo qualche anno di esposizione alle intemperie?

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Fiat 127

A parte la “cugina” Autobianchi A112 e la Mini, nel 1971 la 127 deve confrontarsi con modelli di progettazione decisamente più antiquata come il Maggiolino e le altre utilitarie a motore posteriore stile Simca 1000 o NSU Prinz. La vera concorrenza -rappresentata da Renault 5, VW Golf/Polo, Peugeot 104 e Mini Bertone- arriverà soltanto qualche tempo dopo. Impossibile quindi non definirla un’auto innovativa, per altro supportata anche da buone prestazioni (velocità massima di 140 Km/h). Nel 1972 poi arriva anche la versione con portellone posteriore, capace di dare maggiore praticità senza alterare o quasi il disegno originale di Pio Manzù. La critica le conferisce il titolo di “Auto delI’anno” e anche il pubblico apprezza: in due anni se ne vendono un milione di esemplari. Decisamente troppi per poterla definire un flop, no?

Chiudo segnalandovi l’operato di un giovane designer che ha dato una bella reinterpretazione in chiave moderna della 127, David Obendorfer. Potete dargli un’occhiata sul suo sito personale!

Immagini: Autoevolution.comAutomoto.it; Ecodibergamo.it; Allaguida.it;

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