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Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti

Bei tempi, quando per fare una macchina sportiva bastava un “motorino” da soli 1.3 litri. Oggi sembra quasi impossibile, abbagliati dalle potenze assurde delle supercar odierne. Negli anni Sessanta invece erano perfetti per far volare una berlinetta leggerissima con il Biscione sul cofano. Sconosciuta ai più, l’Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti è un gioiello che racchiude in sé il meglio della tecnica di quegli anni, quando l’automobile italiana era sinonimo di eccellenza.

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No, non è un modello prodotto in serie. La Goccia è un esemplare unico che nasce dall’irripetibile unione di tre elementi: la base meccanica della Giulietta Sprint Veloce, lo stile di Giovanni Michelotti e –dulcis in fundo– le sapienti modifiche di Conrero.
L’auto ha una vita piuttosto movimentata che inizia nel 1957, quando lascia gli stabilimenti del Portello con le sembianze di un’Alfa Romeo Giulietta Sprint Veloce (Tipo 750E, numero di telaio #04718). I primi esemplari di questo modello hanno un allestimento molto spartano, quasi da macchina da corsa. I finestrini scorrevoli in plexiglas, così come l’assenza del divanetto posteriore, sono dettagli mirati a contenere il peso della vettura. In fin dei conti i clienti sportivi non si preoccupano dello scarso comfort e guardano più che altro alle prestazioni, pensando magari di utilizzare la loro Giulietta anche in gara.

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Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti

Qualche anno dopo la Giulietta #04718 viene ricarrozzata, seguendo una moda piuttosto diffusa tra i piloti di allora. La trasformazione è opera dello specialista milanese Zagato, capace di realizzare una carrozzeria più aerodinamica di quella di serie. Le vetture così modificate sono conosciute in gergo come Giulietta SVZ (Sprint Veloce Zagato) e possono presentare differenze anche marcate tra un esemplare e l’altro per via della costruzione artigianale. In seguito la stessa Alfa Romeo si rivolge proprio a Zagato per produrre in piccola serie un modello con carrozzeria particolare destinato alle corse, la Giulietta SZ.

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Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti

Nel medesimo periodo la vettura oggetto dell’articolo abbandona la configurazione SVZ per assumere una veste ancora più insolita. Nel 1961 la Giulietta #04718 riceve una nuova carrozzeria in alluminio disegnata da Giovanni Michelotti, uno dei designer automobilistici più prolifici in assoluto (in carriera firma circa 1.200 vetture). Lasciando inalterato il passo, Michelotti definisce una silhouette bassa e slanciata, caratterizzate dalle linee arrotondate tipiche di quegli anni. Grazie alla calandra a tre lobi il frontale mantiene un forte family feeling con gli altri modelli Alfa Romeo, mentre i gruppi ottici carenati -decisamente all’avanguardia- sono molto favorevoli dal punto di vista aerodinamico.
La linea del padiglione -bassissimo- e l’andamento della coda fastback ricordano un’altra celebre creazione dello stesso designer, l’Alpine-Renault A110. Rispetto alla berlinetta francese la Goccia ha una coda più arrotondata, non ancora influenzata dai dettami del professor Kamm. Da questo punto di vista appare meno moderna dell’Alpine, dotata invece di coda tronca. Semplicemente meravigliose le maniglie delle porte a bacchetta, retaggio delle auto sportive degli anni Cinquanta.

Il cuore di questa specialissima Alfa Romeo Giulietta è l’apprezzato bialbero da 1.290 centimetri cubici che ha debuttato sulla Sprint Veloce del 1956. Alimentato da due carburatori Weber doppio corpo, mostra una naturale propensione a salire di giri grazie alla sua configurazione quasi “quadra” (alesaggio 74 mm, corsa 75 mm). Le sapienti modifiche dell’officina Conrero si traducono in una potenza massima di circa 130 cv, notevolissima in rapporto alla cilindrata. Anche ai giorni nostri infatti non è così frequente trovare un motore aspirato con una potenza specifica prossima ai 100 cv/litro. Grazie a questo propulsore eccezionale, alla raffinata aerodinamica e al peso di soli 750 kg la Goccia Michelotti supera i 220 Km/h.

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Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti

L’esordio in gara della Goccia avviene sul circuito di Monza. Guidata dall’equipaggio Munaron-De Leonibus prende parte alla Coppa Ascari 1961, giungendo ottava assoluta al traguardo e settima nella classe GT 1.300.
Nel suo palmarès si contano anche tre partecipazioni alla Targa Florio: il risultato migliore è il 12° posto assoluto (4° di classe) del 1962, seguito dal 24° conquistato nel 1963 e dal ritiro nell’edizione 1964.

Una simile carriera agonistica dà ancora più fascino all’Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti, rendendola un tassello significativo -anche se poco noto- nella grande epopea sportiva del marchio di Milano.

 

Immagini: Carstyling.ru; Auto Italiana

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3 pensieri su “Alfa Romeo Giulietta Goccia Michelotti

      1. Giacomo ArosioGiacomo Arosio Autore articolo

        Ciao Carmelo, che storia interessante! Sei stato davvero fortunatissimo a provare questa Giulietta. Ti va di raccontarci qualcosa in più?

        Rispondi

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