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Ecco perché il mercato delle storiche potrebbe implodere

Periodicamente scrivo qualche articolo sull’andamento del mercato delle vetture d’epoca. Se leggete il blog saprete che io sono convinto che i prezzi attuali siano frutto di una grossa speculazione e non riflettano assolutamente i valori delle automobili. La sensazione è che qualcuno “spari alto” per influenzare le quotazioni di un marchio piuttosto che di un altro, senza che le cifre rispecchino il valore intrinseco delle vetture. Più passa il tempo e più si rafforza in me l’idea che il mercato delle storiche possa ridimensionarsi nel medio/breve termine. Qui di seguito provo a spiegarvi le mie ragioni, punto per punto: Continua a leggere

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Cosa resta dell’Autodromo di Monza?

Qualche tempo fa ho fatto una passeggiata nei pressi dell’Autodromo di Monza, il classico giretto domenicale. Impossibile non rivolgere uno sguardo malinconico alla vecchia Sopraelevata: mastodontica, severa, quasi ieratica. Miracolosamente sopravvissuta agli attacchi di chi voleva sbarazzarsene a tutti i costi. Non soltanto è ancora lì al suo posto, ma pochi anni fa ha persino beneficato di alcuni interventi di riqualificazione che ne hanno rinfrescato l’aspetto.
Osservandola mi è venuto naturale pensare a cosa fosse un tempo l’Autodromo e a quello che ne rimane ai giorni nostri, cioè molto poco. In fin dei conti la Sopraelevata costituisce l’ultimo frammento davvero autentico di Monza, l’unico a non essere stato alterato nel corso dei decenni. Varie esigenze, per lo più legate allo svolgimento del GP di Formula 1 ma anche a questioni extra-corse come le proteste ambientaliste, hanno fatto sì che la pista più bella del mondo, l’Autodromo con la “A” maiuscola, mutasse per sempre. Continua a leggere

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Vi dico la mia sul mercato delle auto d’epoca

Come vi avevo anticipato, il tanto atteso (si fa per dire, eh!) post sulle quotazioni delle auto storiche è arrivato. Prima di affrontare l’argomento però vorrei precisare che quanto andrò a scrivere -oltre a rappresentare solo il mio parere personale- si riferisce unicamente al mercato italiano e alle automobili per così dire “normali”. Con questo termine virgolettato intendo i modelli che sono ancora piuttosto accessibili, in fin dei conti quelli che più interessano l’appassionato medio. Le supercar battute nelle aste internazionali rappresentano poco più che una curiosità per la stragrande maggioranza degli acquirenti, che di norma cerca soltanto un bel giocattolo per il giretto della domenica mattina. Continua a leggere

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Barn find: ritrovamenti o rottami?

Con il post di oggi mi piacerebbe  trattare un tema che reputo interessante e controverso allo stesso tempo, i cosiddetti barn find. Inizio con la traduzione di questo termine ormai in voga anche tra gli appassionati italiani. Letteralmente significa “ritrovamento nel granaio”, ma è chiaro che venga spesso usato in senso lato. Più che nelle cascine o nei fienili, le macchine d’epoca abbandonate sbucano infatti da vecchie autorimesse o dal buio di qualche garage. Da un po’ di anni sembra che questi “tesori nascosti” siano la massima aspirazione di chi ama le vecchiette a quattro ruote, e qualche vettura del genere è approdata persino al Concorso di Eleganza di Villa d’Este. Ma non tutti gli appassionati sono concordi su come approcciarsi alle automobili tornate miracolosamente alla luce. Continua a leggere

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Le auto d’epoca sono un bene da tutelare?

Oggi riflettevo su un argomento che da tempo tiene banco sulle riviste di settore e tra gli appassionati. Il patrimonio italiano delle auto d’epoca si sta progressivamente impoverendo, dato che molti degli esemplari più pregiati hanno già preso la via dell’estero. Vorrei condividere con voi qualche riflessione sul tema, semplici “pensieri in libertà” su una problematica difficile da ignorare. Continua a leggere

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Youngtimer: fu vera gloria?

Stavo ripensando all’entusiasmo che un paio di anni fa si era scatenato attorno alle auto costruite tra gli anni ’80 e ’90 e che adesso mi pare un po’ scemato. Sembrava che le cosiddette youngtimer dovessero dare vita a una sorta di -passatemi il termine- modernariato automobilistico, affiancando i veicoli storici più anziani e il collezionismo tradizionale. Continua a leggere

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Storiche: la “bolla” dei prezzi sta finendo?

Dopo qualche anno di prezzi folli la “bolla” delle auto storiche potrebbe iniziare a sgonfiarsi. Non ho nessuna certezza, ma ci sono diversi indizi che mi fanno pensare che il mercato possa finalmente tornare a valori più ragionevoli. A titolo esemplificativo vorrei fare riferimento ad alcune Alfa Romeo d’epoca che -incolpevolmente- sono tra le auto più interessate dall’aumento sfrenato delle quotazioni. Continua a leggere

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Restomod? Ma anche no…

Restomod è un termine che può suonare incomprensibile agli appassionati della prima ora. In particolar modo a quei puristi che quando restaurano la propria storica impazziscono per avere anche i più piccoli dettagli conformi all’originale. Pur non essendo favorevole a questa nuova moda mi sembra interessante discuterne, quantomeno per restare al passo coi tempi. Capiamo meglio di cosa si tratta, partendo innanzitutto dal significato. Restomod è il risultato della fusione tra restoration e modding, ovvero restauro e modifica. In poche parole un tipo di restauro molto libero che non esclude modifiche profonde e spesso anacronistiche. Continua a leggere

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I numeri non sono tutto

Scrivo questo post perché desidero fare una riflessione sul modo di raccontare la guida, specialmente di un’auto d’epoca. Chi -come me- ha avuto il suo imprinting motoristico negli anni Novanta ricorderà certamente l’approccio “scientifico” alle prestazioni delle vetture che già in quel periodo andava per la maggiore. Grazie ad apparecchiature infallibili ogni aspetto dell’auto viene monitorato, valutato e classificato: velocità, accelerazione, ripresa e così via. Sono i numeri a dettare legge: quelli delle prove su strada dei magazine di settore, che raccontano la guida attraverso grafici, tabelle e tempi al decimo di secondo.

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Ma è sufficiente descrivere la macchina attraverso i soli dati numerici? Quell’istante guadagnato sullo 0-100 rende davvero un modello migliore di un altro? Ai tempi divoravo gli articoli con le prove su strada, specialmente quelle comparative che decretavano quale fosse la migliore auto di un certo segmento. Misurazioni, rilevamenti e qualche volta persino i giri cronometrati in pista. Col senno del poi e qualche anno di esperienza alla guida -ahimè, iniziano ad essere un bel po’- posso dire di non condividere quel metro di giudizio. Un criterio asettico e a mio avviso estremamente limitante, soprattutto se applicato alle auto del passato. Con questo non voglio dire che si debba prescindere dalle rilevazioni strumentali, anzi: quando leggo un vecchio numero di Quattroruote sono il primo a rimanere incantato davanti a quella miriade di dati forniti dal celebre Istituto Sperimentale Auto e Motori. Diciamo che mi sembrano un ottimo complemento per le impressioni di guida, che se ben redatte possono trasmettere al lettore più di qualsiasi numero.

Quando parliamo di una macchina di 40 o 50 anni fa la questione si fa ancora più rilevante. Ecco un esempio concreto a sostegno della mia tesi: se valutassimo una Fiat Nuova 500 basandoci solo sui numeri sarebbe quasi inevitabile etichettarla come una scatoletta lenta e noiosa. Eppure chiunque conosca la bicilindrica torinese sa benissimo che guidarla è un divertimento unico, impegnati a sfruttare al meglio i 18 cv di potenza tra una “doppietta” e l’altra. Il tempo da 0 a 100 Km/h? Nemmeno da parlarne, dato che la 500 supera a malapena i 90 Km/h…
Può sembrare incredibile, ma ci sono auto d’epoca che con meno di 100 cv -oggi alla portata di molte utilitarie senza troppe pretese- garantiscono un grande piacere di guida. Un piacere che evidentemente prescinde dalla potenza del motore. Come è possibile? Bastano sospensioni e sterzo comunicativi, buona manovrabilità del cambio e -perchè no- una sonorità appagante allo scarico. Anche se sulla carta sembrano tutt’altro che emozionanti, su strada certe auto del passato sono spesso una rivelazione e divertono molto di più delle vetture odierne.

Il concetto di base secondo me è che è più importante il come si va, piuttosto che il quanto. Innanzitutto perché è necessario rispettare il Codice della Strada e in secondo luogo perché maggiore velocità non è sinonimo di maggior divertimento. Soprattutto quando si è al volante di un’auto d’epoca, che per sua natura deve essere guidata con più cautela di una moderna, tenendo ben presenti i suoi limiti. Io credo che guidare la propria storica assecondandone le caratteristiche costituisca già un’esperienza appagante, senza bisogno di avere il cronometro in mano e con buona pace di chi non riesce a guardare al di là dei numeri delle schede tecniche. Prendetevi un po’ di tempo per tirare fuori dal box la vostra “vecchietta”, scegliete una bella giornata e possibilmente una strada panoramica. Non rimarrete delusi, ne sono certo.

Immagini: Kerrywho

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Mercato auto d’epoca, gli exploit del 2015

La fine dell’anno si avvicina e vorrei fare qualche riflessione sul mercato delle auto d’epoca e sulle tendenze del 2015. Ho scelto di concentrarmi su quei modelli per così dire accessibili, senza tirare in ballo le auto di fascia alta che fanno spesso storia a sé (si pensi ad esempio a certe valutazioni che sono possibili solo in occasione delle aste più prestigiose). L’idea è quella di restare su quelle auto che possano interessare a un numero sufficientemente ampio di appassionati, scegliendo alcuni modelli che a mio avviso hanno fatto registrare notevoli incrementi in termini di valutazioni economiche, non sempre condivisibili. La selezione è assolutamente soggettiva e prende spunto dalle inserzioni di vendita che si possono trovare sia sul web che sulle riviste di settore.

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Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino”

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Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino”

L’Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino” è sicuramente una delle storiche più richieste del momento e, pur essendo la entry level tra le Giulia GT, le sue quotazioni sono ormai in netta ascesa. Per un esemplare ben conservato o restaurato a regola d’arte qualcuno azzarda persino richieste attorno ai 25.000 €: una cifra a mio avviso ingiustificata considerando che con un budget simile si può acquistare una 2000 GT Veloce, ovvero il top di gamma tra le coupé Alfa Romeo serie 105.
Cosa ha determinato questa assurda impennata? Personalmente credo che sia tutto merito della linea: in un certo qual modo l’Alfa Romeo GT 1300  Junior “Scalino” è vista come uno dei modelli più puri esteticamente perché -al netto della mascherina semplificata- ripropone in toto il disegno originale di Giugiaro. La capostipite Giulia Sprint GT (proposta anche in versione Veloce) è infatti ben più rara e costosa, pertanto le prime GT Junior diventano spesso una scelta obbligata per chi ama il look delle origini ma ha un budget più limitato. Aggiungiamoci che con un po’ di immaginazione una GT 1300 “Scalino” assomiglia anche alla mitica Giulia GTA, divenuta ormai un pezzo da alto collezionismo. Forse il fascino del modello da corsa giova anche a queste prime GT Junior, che in questo momento di accessibile hanno solo il nome. Se ne acquistate una tenetela rigorosamente originale!


 

 Porsche 912

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Porsche 912 Targa

La Porsche 912 è la seconda delle mie scelte, essendo diventata in breve tempo un pregiato modello da collezione. Alcune vetture sono proposte in vendita ad oltre 40.000 €, più del doppio di quanto era usuale sentirsi chiedere fino a pochi anni fa. Mossa da un boxer a 4 cilindri da 1.6 litri, la 912 era spesso vista come la sorella minore della più blasonata Porsche 911 e quindi un po’ trascurata. Oggi i primi esemplari -con plancia non rivestita e strumentazione a 3 orologi- sono autentici oggetti di culto, al pari delle Targa soft-window con lunotto morbido in tela.
In questo caso credo che l’incremento dei prezzi sia la naturale conseguenza delle valutazioni stellari raggiunte dalle coeve Porsche 911: alcune versioni delle cosiddette pre-bumper (prodotte fino al 1973) passano in scioltezza i 100.000 €. Con un simile traino anche le tranquille Porsche 912 sono diventate d’un tratto molto appetibili e… costose. Volendo essere obiettivi bisogna riconoscere che alla fine la 912 tanto “ferma” non è. Con 90 cv di potenza non può certo impensierire il flat-six della 911 ma le sue prestazioni sono abbastanza allineate con quelle dell’Alfa Romeo Giulia Sprint GT, quindi considerate brillanti per lo standard degli anni Sessanta. Attenzione a non confonderla con la Porsche 912 E del 1976, prodotta per un solo anno in attesa della nuova 924: è tutt’altra macchina.


 

 Fiat Dino Coupè

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Fiat Dino Coupè

Terzo posto per la Fiat Dino Coupé. Sembra che anche per la GT torinese sia venuto il momento della ribalta, con richieste che possono oscillare tra i 30.000 e i 40.000 €. Niente male, se pensiamo che per tanti anni -oscurata dalla bellissima Dino Spider Pininfarina- la Fiat Dino Coupé Bertone è stata a torto ritenuta meno riuscita esteticamente. In più mettiamoci che, nonostante fosse poco richiesta dal mercato, aveva comunque una meccanica sofisticata e impegnativa da mantenere/restaurare, caratterizzata dalla avveniristica accensione elettronica Dinoplex. Chi si sarebbe accollato i suoi costi di gestione a fronte di un valore commerciale limitato? Pochi, solo i veri cultori del modello. Quelli che con buona probabilità sono riusciti a mettersela in garage alla metà del prezzo attuale.
Oggi invece, con la Fiat Dino Spider ormai valutata alla stregua di una Ferrari, penso che gli appassionati abbiano capito che in fondo la Dino Coupé offre le medesime prerogative tecniche della Spider sotto una carrozzeria firmata da un designer altrettanto prestigioso. Ed ecco spiegato l’aumento dei prezzi, almeno secondo me. La Dino Coupé è stata prodotta con motori da 2 e 2.4 litri, sempre con frazionamento V6: a parità di prezzo io sceglierei la prima, che vanta il propulsore con basamento in alluminio e qualche dettaglio estetico più ricercato. E pazienza se al retrotreno ci sono ancora il ponte rigido e le balestre…


 

 Alfa Romeo Montreal

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Alfa Romeo Montreal

Chiudo il quartetto con un’altra granturismo italiana, l’Alfa Romeo Montreal. Ferma per anni su valutazioni attorno ai 30.000 €, nel 2015 la V8 di Arese ha letteralmente preso il volo e non è affatto insolito sentirsi chiedere prezzi più che raddoppiati. La sua iniezione meccanica SPICA -notoriamente delicata e impegnativa da mettere a punto- e qualche perplessità sul telaio di derivazione Giulia (progettato in origine attorno al bialbero da 1.6 litri) sono i fattori che per molto tempo hanno frenato gli entusiasmi degli appassionati e calmierato le quotazioni. Di recente, con il marchio Alfa Romeo in cima alle preferenze degli appassionati italiani ed esteri, sembra che le esitazioni siano sparite e di frequente le Montreal in vendita sono proposte a cifre che possono spaziare dai 55.000 a 75.000 €.
Senza voler giustificare l’impennata dei prezzi credo sia giusto riconoscere i pregi oggettivi dell’Alfa Romeo Montreal. In primo luogo la linea, firmata dal grande designer Marcello Gandini e per certi versi simile a quella della Lamborghini Miura (mi riferisco soprattutto alla distribuzione dei volumi). In seconda battuta la meccanica raffinata, con il V8 da 2.6 litri -parente stretto del motore che equipaggia l’Alfa Romeo 33 Stradale- accoppiato per l’occasione al cambio sportivo ZF con prima marcia in basso a sinistra. Verosimilmente sottostimata per anni, credo che fosse in qualche modo prevedibile che prima o poi il mercato si accorgesse di questa grande Alfa Romeo.

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