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Museo Alfa Romeo Fratelli Cozzi

Legnano (MI), 23 ottobre 2015 – Un santuario. Questa è la prima cosa a cui ho pensato quando sono entrato nel nuovo Museo Alfa Romeo Fratelli Cozzi. Un santuario dove ogni alfista passerebbe volentieri un po’ di tempo a contemplare alcune tra le auto più belle della casa milanese, compiendo un autentico viaggio nella storia del marchio. A partire dal 1955 l’autosalone Fratelli Cozzi di Legnano diventa il primo servizio di vendita e assistenza Alfa Romeo per la provincia di Milano, quello che nel gergo di una volta si definiva commissionaria. Nei primi anni Sessanta viene promosso a concessionario ufficiale, rafforzando ulteriormente il legame con la casa madre. Continua a leggere

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Tino Brambilla, presentato il libro

Monza, 29 settembre 2015 – La Sala Talamoni presso la sede de Il Cittadino ha ospitato la presentazione del libro Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere, di cui avevamo già anticipato l’uscita qualche tempo fa. Di fatto si è trattato della seconda presentazione, dal momento che la prima era già avvenuta in occasione del GP d’Italia.

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L’orario scelto per l’evento ha forse limitato l’affluenza del pubblico, ma i presenti hanno compensato esprimendo un sincero affetto verso il pilota monzese. Oltre a Brambilla erano presenti in sala l’editore Stefano Nada e l’autore Walter Consonni, che ha raccontato anche il lato umano del campione. Il Tino infatti è sempre stato apprezzato per schiettezza e coerenza, doti che gli hanno consentito di restare se stesso senza scendere a compromessi. Quei compromessi che forse gli avrebbero aperto qualche porta in ambito sportivo, ma per contro avrebbero snaturato uno dei protagonisti più genuini dell’automobilismo italiano.
L’uscita del libro ha dato lo spunto per una retrospettiva sulla Monza di quegli anni, quando le vittorie dei Brambilla -Ernesto e Vittorio- facevano sognare i ragazzi e l’Autodromo era il centro di tutto. Nessuna nostalgia però: è lo stesso Tino a gettare acqua sul fuoco, evitando improbabili confronti tra il presente e quell’epoca irripetibile.

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Il libro su Tino Brambilla scritto da Walter Consonni

In fin dei conti chi è Ernesto Brambilla oggi? E’ innanzitutto un uomo che non si lascia andare ai ricordi e all’autocelebrazione. Quando gli chiedono delle sue imprese agonistiche -in primis la vittoria ad Hockenheim con la Ferrari Dino F2- quasi si schermisce, fa sembrare normale un risultato che invece fu eccezionale. Nemmeno il ricordo di Enzo Ferrari in visita nella sua officina in via Della Birona lo smuove, quasi fosse la norma avere di fronte il Drake in persona. Preferisce far parlare i numeri, le vittorie. Le tante vittorie, conquistate in sella alla motocicletta prima e al volante della monoposto poi. Dei piloti attuali non parla o quasi. Dice che i Gran Premi non li guarda più nemmeno alla televisione e non facciamo fatica a credergli.

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Presentazione libro Tino Brambilla

Qualcuno tra il pubblico non resiste alla tentazione e gli chiede del mitico “Bar di Stupitt”, che per inciso esisteva davvero ed era il ritrovo di una combriccola di appassionati di motori. Si parla di qualche acrobazia in moto sulle rive del Lambro ma lui smentisce categoricamente. “Tutte pirlate” dice. Ne prendiamo atto, ma ci resta il sospetto che Brambilla -smessi i panni del pilota per quelli di nonno- voglia minimizzare qualche goliardata fatta in gioventù. Nel finale si parla anche di suo fratello Vittorio, sette stagioni in Formula 1 e una incredibile vittoria al GP d’Austria 1975 al volante della March. Si azzarda persino un confronto, gli chiedono se fosse geloso del fratello. “Geloso?” risponde il Tino “Non era mica la mia morosa!”.
Tra applausi e strette di mano la presentazione volge al termine e l’ex pilota ottantaduenne si accinge a tornare a casa… in moto ovviamente!

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La Porsche di McQueen venduta in asta

Un’altra delle auto personalizzate di Steve McQueen spunta un’aggiudicazione elevatissima. Dopo la Ferrari 275 GTB/4 battuta l’anno scorso per oltre 10 milioni di dollari, qualche giorno fa è stato il turno di un’altra granturismo posseduta dal celebre attore americano. Questa volta si tratta della Porsche 911 Turbo del 1976 che fu l’ultima auto speciale di McQueen, scomparso prematuramente nel 1980. Messa all’incanto da Mecum Auctions, è stata venduta per l’incredibile somma di 1.950.000 $, cioè oltre dieci volte l’attuale quotazione del modello standard.

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Quando viene lanciata nel 1975, la versione sovralimentata della Porsche 911 rappresenta una delle auto più veloci sul mercato. L’enorme coppia sviluppata dal 6 cilindri boxer impone una trasmissione a sole 4 velocità: sono necessari ingranaggi sovradimensionati e nella scatola del cambio non c’è posto per la quinta marcia. Con una potenza di 260 cv (235 cv per la versione destinata alla California) e una velocità massima di 250 Km/h, la Porsche 911 Turbo è una vettura per cultori della guida sportiva.
Naturale quindi che anche “The King of Cool” ne voglia una per sé. Come sua abitudine non si accontenta di un modello di serie, ma ordina la sua Porsche con alcune caratteristiche particolari.

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La Porsche 911 Turbo (1976) di Steve McQueen

Come già avvenuto per altre auto da lui possedute, anche questa volta l’attore americano personalizza la vettura con alcune modifiche mirate che la rendono unica. Il colore innanzitutto: per la sua nuova Porsche 911 Turbo Steve McQueen sceglie una tonalità di grigio fuori catalogo denominata Slate Grey, la stessa già utilizzata per la Porsche 911 2.2 S da lui guidata durante le riprese del film Le Mans e venduta da RM Auctions nel 2011 per 1.375.000 $.
La lista degli accessori include alcuni optional ufficiali proposti dalla casa madre come i sedili sportivi in pelle nera, il tettuccio apribile e il differenziale autobloccante. Un allestimento completo, ma tutto sommato abbastanza ordinario per un auto di questo livello.
Il vero tocco personale del divo americano è però un altro. Come rivela il figlio dell’attore, Chad McQueen, questa 911 Turbo monta infatti un particolare dispositivo che permette di escludere i fari posteriori. Un “trucco” non proprio legale crediamo, voluto forse per dileguarsi in caso di inseguimenti notturni.
In seguito Steve McQueen apporta un’ultima personalizzazione alla sua auto, sostituendo i cerchi in lega di primo equipaggiamento con un nuovo set a canale maggiorato. Una modifica discreta e probabilmente comune tra i possessori di Porsche 911 Turbo.

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Steve McQueen

Dopo averla guidata per qualche anno, McQueen rivende la sua 911 Turbo al concessionario Porsche di Hollywood. Successivamente l’auto passa di mano diverse volte ma tutti i nuovi proprietari -forse affascinati dal carisma del primo acquirente- si limitano a conservare la vettura senza modificarla, effettuando solo la necessaria manutenzione. E’ grazie a questa cura che la Porsche 911 Turbo di Steve McQueen giunge fino a noi in condizioni originali, esattamente come era stata voluta da lui.
La cifra record raggiunta in asta conferma come il prestigio di un proprietario famoso possa influenzare in maniera considerevole il prezzo finale. In particolare l’aura di Steve McQueen ha dato prova per l’ennesima volta di essere una garanzia per spuntare aggiudicazioni al top.

 

Immagini: Flatsixes.com; Biography.com

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Un libro racconta Tino Brambilla

All’anagrafe è Ernesto Brambilla, ma per tutti è semplicemente il Tino. Soprattutto a Monza, la città dove è nato nel 1934 e dove sorge l’Autodromo che lo ha spesso visto protagonista. A settembre, grazie al lavoro di Walter Consonni, uscirà il libro Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere che ne racconta la vita e le imprese sportive.

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Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere

Meccanico di professione, Tino inizia a gareggiare in moto negli anni Cinquanta, per poi passare alle quattro ruote.
Il suo esordio al volante coincide con un periodo irripetibile delle corse automobilistiche, segnato purtroppo da gravi tragedie. Brambilla vince il Campionato Italiano di Formula 3 nel 1966 e corre nella stessa categoria anche l’anno successivo, quello segnato dal triste GP di Caserta in cui scompaiono tre piloti.
Nel 1968 passa alla Formula 2, la categoria che gli riserva le più grandi soddisfazioni: con la Ferrari Dino F2 vince diverse gare sia nel Campionato Europeo che nella mitica Temporada Argentina.
Sul circuito di casa Tino guida anche la Formula 1, purtroppo senza troppe soddisfazioni. Nel 1963 manca la qualificazione con una vecchia Cooper-Maserati e nel 1969, quando sembra ormai cosa fatta, rinuncia a partecipare con la Ferrari 312.

Da questo momento in avanti si concentra sulla carriera del fratello Vittorio, compagno sia nelle corse che in quelle goliardate rimaste celebri ancora oggi. Rigorosamente in auto o in sella alla moto, le “imprese” dei fratelli Brambilla si tramandano fino ai giorni nostri, accendendo la nostalgia degli appassionati brianzoli.

Walter Consonni -che di Brambilla è amico personale- racconta la vita del campione monzese attraverso aneddoti di prima mano che si preannunciano imperdibili. Il contenuto del libro è basato su circa un anno e mezzo di conversazioni tra l’autore e lo stesso Tino Brambilla, che con grande lucidità racconta i suoi 80 anni di vita, in pista e non. Oltre che agli appassionati di corse in senso stretto, crediamo che l’opera di Consonni possa interessare anche a chi desideri fare un tuffo nella Monza di 40 o 50 anni fa, con i suoi personaggi e i suoi luoghi storici.

Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere di Walter Consonni è edito da Nada Editore e sarà disponibile nelle librerie a partire da settembre 2015 al prezzo di 25 Euro. Prossimamente pubblicheremo su Gigleur.it la nostra recensione del libro!

 

Immagini: Formulapassion.it; Walter Consonni

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Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2015

Cernobbio (CO), 24 maggio 2015 – Anche quest’anno la fine di maggio ha visto svolgersi il Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, che dal 1929 rappresenta il più importante evento per auto d’epoca e da collezione. Vi abbiamo partecipato in veste di visitatori nella giornata di domenica che, come da tradizione, apre al pubblico le porte dei magnifici giardini di Villa Erba.

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Arriviamo a Cernobbio nel primo pomeriggio, con qualche goccia di pioggia sul parabrezza e un cielo che non promette nulla di buono. Una volta parcheggiata l’auto ci avviamo verso l’ingresso di Villa Erba, sperando nel bel tempo. Entriamo nel centro congressi e veniamo accolti dalle celebri BMW Art Cars, quattro auto da corsa decorate da artisti di grido. Stella, Lichtenstein e Warhol hanno dipinto quelle degli anni Settanta, mentre lo statunitense Koons ha personalizzato la livrea di una moderna BMW M3 GT2 da competizione. Inutile dire che buona parte degli sguardi sono per la M1 dipinta a mano da Andy Warhol, probabilmente l’autore più conosciuto dal grande pubblico.

Lasciato il padiglione coperto ci spostiamo negli splendidi giardini della villa che fu di Luchino Visconti. Incontriamo per primo lo stand della casa d’aste RM Auctions, che proprio nella mattinata di oggi ha battuto le auto da collezione schierate sotto il tendone. Senza timore di esagerare diciamo che la selezione di RM Auctions potrebbe rappresentare il garage dei sogni di qualsiasi appassionato. Lamborghini Miura, Ferrari 250 GT Spyder California, Porsche 911 RS 2.7 e Lancia Aurelia B24 sono solo alcune delle meraviglie messe all’incanto. Tra le vetture che ci hanno colpito di più c’è sicuramente la De Tomaso Mangusta, autentica rarità nel nostro Paese nonostante ai tempi fosse prodotta proprio a Modena. E’ esposta a fianco di una Ferrari 250 GT Lusso, in un fantastico contrasto tra eleganza e aggressività. Chiude la rassegna uno splendido motoscafo Riva, presentato con il suo invaso originale: chissà, forse negli anni Sessanta ha navigato proprio in queste acque.

Arriviamo sul prato di fronte al lago, con il tempo che ha finalmente deciso di volgere al sole. Qui, disposte in piccoli gruppi, ci sono le auto che prendono parte al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. E’ una selezione eterogenea, che tuttavia ci sembra più orientata sull’epoca che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Le vetture anteguerra, suddivise in due categorie ad esse dedicate (classi A e B), rappresentano solo una parte di quelle esposte ma è proprio una di esse, l’Alfa Romeo 8C Zagato, ad aggiudicarsi il premio Best of Show della giuria. Tra le automobili più particolari ci sono le spagnole Pegaso (da leggersi Pegàso, nda), perfetto esempio di quelle rarità che si possono ammirare solo in occasione del Concorso. Con il loro fascino esotico attirano l’attenzione degli appassionati, incuriositi soprattutto dal bizzarro modello Pegaso “Cupula”. La categoria C invece è monotematica, appannaggio delle sole Rolls-Royce Phantom.

La classe D è quella riservata alle sportive firmate dai grandi carrozzieri. Qui ci sono i più bei nomi dell’automobile, che spesso e volentieri sono italiani. Oltre a due berlinette Ferrari carrozzate Vignale ci sono Alfa Romeo, Jaguar (con una magnifica one-off disegnata da Zagato) e la OSCA 1600 GT Touring Superleggera portata da un collezionista italiano. Quest’ultima, con le sue proporzioni perfette da granturismo in miniatura, ci è sembrata una delle auto più belle della propria categoria. Nella categoria E troviamo le sportive del dopoguerra, rappresentate in prevalenza da Maserati e Ferrari. Le berlinette di Modena vantano entrambe la firma di Zagato e sono tra le prime produzioni stradali del Tridente, mentre tra le auto del Cavallino spicca la barchetta Ferrari 166 MM Touring che appartenne all’Avvocato Gianni Agnelli (vincitrice del premio Coppa d’Oro, assegnato dal pubblico). Le altre Ferrari sono rispettivamente una 250 Tour de France in condizioni originali e una 250 GT SWB finemente restaurata. Molto particolare anche una Fiat 8V Vignale, decisamente diversa dal modello con carrozzeria standard.

Le vetture cabriolet, riunite nella classe E, sono tra i modelli più adatti alle strade panoramiche del Lago di Como. Ci sono la Cisitalia 202 SC GS, un punto di riferimento per il suo equilibrio formale, e una particolarissima Lancia Aurelia Pininfarina che richiama nello stile il design aeronautico. La regina è la Ferrari 250 GT Spyder California, autentico oggetto di culto che raggiunge ormai quotazioni da capogiro. Molto ammirata anche la BMW 507, tra le più belle realizzazioni di sempre della casa tedesca. Altri modelli scoperti fanno parte della classe G. Tra una mastodontica Rolls-Royce convertibile e una Aston Martin DB5 spicca la Ferrari 365 GTS/4 Daytona, icona degli anni Settanta qui nella rara versione spider. A condurla sulla passerella è Arturio Merzario, che della casa di Maranello è stato pilota ufficiale. Sembra che per lui gli anni non passino mai ed è acclamatissimo dal pubblico, a cui non nega una battuta o una foto ricordo.

Gli anni Settanta sono uno dei temi portanti dell’edizione 2015 del Concorso d’Eleganza di Villa D’Este. Oltre a una selezione di auto proposta dalla BMW ci sono le supersportive della classe H. Si parte con la Lamborghini Miura nella omonima tonalità di verde, passando poi a una Countach in una inconsueta ma riuscitissima livrea testa di moro. Le case tedesche sono rappresentate dalla BMW M1, uno dei soli tre esemplari di colore nero, e da una Porsche 911 Carrera RS 2.7. Per chi ama la rarità c’è la AMX/3, tentativo incompiuto di realizzare una supercar americana con la collaborazione dell’Ing. Giotto Bizzarrini. Ne esistono solo sei esemplari e poterla ammirare sul prato di Villa Erba è un privilegio. Chiudono il gruppo i modelli da corsa della categoria I. Quando si avviano verso la giuria l’urlo dei motori squarcia la quiete del giardino, richiamando l’attenzione di tutti. Sono solo quattro, ma di altissimo pregio: Maserati Birdcage ex-Camoradi, McLaren M1-A, Ferrari Dino 206 S e Lancia Stratos nella immancabile colorazione Alitalia.

Dopo avere ammirato decenni di eccellenza automobilistica diamo uno sguardo alle concept-car moderne, che inevitabilmente ci sembrano meno emozionanti delle loro progenitrici. Colori sgargianti e fari a led possono poco contro le cromature e le tinte alla nitro dei bei tempi. Decidiamo di prenderci un po’ di tempo per riguardare con calma le vetture esposte: solo così possiamo apprezzare il livello eccelso dei restauri e i dettagli che rendono uniche queste auto, valorizzate dalla magnifica cornice offerta da Villa Erba. Abbandonata la macchina fotografica ci godiamo il connubio tra queste meravigliose automobili e l’atmosfera del Lario. Anche volendo sarebbe difficile pensare a un luogo più adatto per ospitare questo evento. Lasciamo i giardini nel tardo pomeriggio, già con il pensiero di tornare il prossimo anno. Non ci resta che affrontare il traffico che sulla via Regina si incolonna verso Como, ma il Concorso d’Eleganza di Villa d’Este vale questo ed altro.

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Automoto Collection 2015, le nostre impressioni

Le auto d’epoca al Parco Esposizioni di Novegro

Un bellissimo weekend di primavera ha fatto da sfondo ad Automoto Collection 2015, il tradizionale appuntamento svoltosi al Parco Esposizioni di Novegro. A soli venti giorni da Milano Autoclassica abbiamo partecipato anche a questo evento, visitandolo nella giornata di sabato 11 aprile.

L’area espositiva nei pressi di Segrate è da molti anni un punto fermo per gli appassionati -milanesi e non- di veicoli d’epoca e da collezione. A partire dalla prima edizione di Autosymbol (1993) le auto e le moto storiche trovano periodicamente spazio nei caratteristici padiglioni di Novegro. Se la conosciutissima Mostra Scambio è più orientata al mercato dei ricambi, Automoto Collection 2015 è un evento dedicato prevalentemente alle automobili.

La prima impressione è quella di un’esposizione molto eterogenea, che vede la presenza di modelli estremamente diversi tra loro. Ci colpisce da subito la magnifica Lancia Aurelia B20 presentata da un noto rivenditore brianzolo: la livrea grigia mette in evidenza le forme e l’eleganza di quella che è ritenuta a buon diritto la prima granturismo italiana. Superiamo una seconda B20 in un’insolita tinta marrone, per poi passare a una carrellata di spider d’antan. Le inglesi sono ben rappresentate da Triumph TR3, MG A e da una bellissima Austin Healey Sprite MkI. Sarà il colore Iris Blue o forse quel muso coi fari sporgenti, ma la “Frog-eye” è riuscita a catturare la nostra attenzione più di tutte.
Sempre apprezzatissima l’Alfa Romeo Giulietta Spider, che ci pare riscuota un consenso praticamente unanime. Ce ne sono due: una seconda serie rossa e una prima serie azzurra, quest’ultima destinata al mercato statunitense come si evince da alcuni dettagli caratteristici. Di fatto assenti le GT Alfa Romeo, che insieme alle Porsche 911 avevano avuto un ruolo da protagoniste negli stand di Milano Autoclassica 2015.

Gli amanti delle berline saranno rimasti affascinati davanti a una coppia di rivali storiche: una Giulietta nella rara tinta Giallo Cina e un’Appia seconda serie, impeccabile nel suo Blu Lancia. A cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta erano la scelta di chi privilegiava rispettivamente le prestazioni (l’Alfa Romeo) oppure l’eleganza (la Lancia).
Il CMAE (Club Milanese Auto d’Epoca) ha portato tre Lancia Delta HF Integrale Evoluzione, la massima espressione della regina dei rally. A giudicare dagli sguardi dei visitatori ci è sembrato che a distanza di tanti anni la “Deltona” faccia ancora innamorare, specialmente in livrea Martini.
Nello stand della Scuderia Milano Autostoriche ci sono anche le auto da corsa, come la Leyton House ex-Ivan Capelli e una Chevron F3 degli anni ’70, attorniate da alcune vetture preparate per le gare di regolarità. Tra queste anche la Volkswagen Golf GTI MkI fresca vincitrice del Rallye Montecarlo Historique. Tra gli altri modelli esposti spiccavano una Giulietta Sprint e una Fiat 1500 S Pininfarina. Di norma non è in cima alle nostre preferenze, ma in questo caso parliamo di una rara coupé con motore bialbero OSCA, per di più in un bellissimo grigio con interni rossi.
La splendida Jaguar E-Type -verde con interno ton sur ton– che incontriamo poco più in là è un altro grande classico, apprezzato anche da chi non è un cultore di auto d’epoca. Per tutti rimane sempre la macchina di Diabolik, così come la Ferrari 308 è universalmente riconosciuta come “quella di Magnum P.I.”.

Meno interessanti -almeno a nostro avviso- le vetture anteguerra presenti. Non ne mettiamo in discussione il valore storico, ma proprio non riescono ad affascinarci e passiamo oltre. Le cosiddette youngtimer erano rappresentate principalmente dalle Fiat Barchetta portate dall’omonimo club, che esponeva diverse varianti della spider del Lingotto.
Confermata la presenza delle Land Rover e Range Rover storiche, ormai entrate da qualche tempo nel novero dei fuoristrada da collezione. Tra le vetture più interessanti anche una rara ASA 1000 GT Spider, versione a cielo aperto della celebre “Ferrarina”. Nata negli anni Sessanta per offrire una sportiva di piccola cilindrata, non ebbe fortuna nonostante al progetto avessero contribuito nomi come Chiti, Bizzarrini e Giugiaro.

Presente anche l’NSU Club Italia, che esponeva una Ro80 Wankel a fianco delle più conosciute Prinz declinate in diversi modelli e colori. Meno numerosi di quanto ci aspettassimo i rivenditori di ricambi per auto d’epoca, tra i quali mancavano alcuni dei nomi storici del settore. Situazione diametralmente opposta per quanto riguarda le due ruote, con numerosi ricambisti schierati all’esterno. L’area all’aperto prevedeva anche una breve pista di prova per 4×4, una delle novità dell’edizione di quest’anno.

Pur essendo un evento in “scala ridotta” rispetto alla recente Milano Autoclassica -svoltasi a marzo alla Fiera di Rho- Automoto Collection 2015 ci è sembrato un appuntamento valido e interessante. E, nondimeno, un modo per passare qualche ora piacevole tra auto e moto d’epoca a soli due passi da Milano.