Baghetti al Salone di Torino 1962

 

Il video che voglio suggerirvi oggi mostra alcune delle auto presentate al Salone di Torino del 1962. A descriverle è Giancarlo Baghetti, all’epoca nemmeno trentenne ma perfettamente a suo agio nel ruolo di giornalista automobilistico. Se ricordate questo mio vecchio post saprete che per Baghetti ho da sempre una grande ammirazione: non solo pilota di talento, ma anche icona di stile e -più avanti nel corso della sua carriera- stimato professionista nel mondo del giornalismo di settore.

Con gli occhi di oggi il taglio del servizio potrebbe sembrare un po’ datato, specialmente per quanto riguarda gli interventi del campione milanese. Io invece credo il contrario. Ormai in campo automotive sono in molti a cercare lo spettacolo tutti i costi, l’intrattenimento a discapito dei contenuti. In questo senso Baghetti è davvero un modello al quale tornare a ispirarsi. Serio, competente e pacato: in una parola sola, professionale. In ogni caso il suo aplomb non deve mettere in secondo piano le sue grandi doti alla guida. Una abilità mai ostentata, ma riconosciuta da tutti i piloti della sua epoca e confermata da quella storica vittoria al debutto in Formula 1 (GP Francia 1961 su Ferrari).

Passando ai contenuti del video vi anticipo che includono alcune delle più interessanti automobili degli anni Sessanta. Non tanto le paciose berline che aprono il servizio ma le sportive descritte successivamente: Ferrari 250 GTL, Chevrolet Corvette, Iso Rivolta GT, Maserati Sebring, Jaguar E-Type, Mercedes-Benz 300 SL e così via. Per gli alfisti c’è anche il prototipo della Giulia TZ, quello con i fari rettangolari. Non manca nemmeno qualche curiosità, rappresentata dai costruttori giapponesi che proprio in quegli anni si affacciano timidamente sul mercato automobilistico europeo.
Certo, ad oltre 50 anni di distanza emerge qualche limite, in primis la prova su strada dell’ASA 1000 GT in apertura. Belle le riprese con Giancarlo Baghetti al volante, ma ai giorni nostri il filmato accelerato strappa un sorriso. Considerando tutto il resto si tratta però di un peccato veniale che nulla toglie a questo imperdibile documento dell’epoca. Buona visione!

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