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Barn find: ritrovamenti o rottami?

Con il post di oggi mi piacerebbe  trattare un tema che reputo interessante e controverso allo stesso tempo, i cosiddetti barn find. Inizio con la traduzione di questo termine ormai in voga anche tra gli appassionati italiani. Letteralmente significa “ritrovamento nel granaio”, ma è chiaro che venga spesso usato in senso lato. Più che nelle cascine o nei fienili, le macchine d’epoca abbandonate sbucano infatti da vecchie autorimesse o dal buio di qualche garage. Da un po’ di anni sembra che questi “tesori nascosti” siano la massima aspirazione di chi ama le vecchiette a quattro ruote, e qualche vettura del genere è approdata persino al Concorso di Eleganza di Villa d’Este. Ma non tutti gli appassionati sono concordi su come approcciarsi alle automobili tornate miracolosamente alla luce.

Venendo da anni di oblio, è facile immaginare che queste macchine possano trovarsi in uno stato precario. In qualche rara occasione la carrozzeria e gli interni possono essersi conservati sotto la coltre di polvere, ma più spesso sono ormai danneggiati dal tempo. Per non parlare della meccanica, che non può che avere sofferto le conseguenze di un fermo pluri-decennale. Nulla che un buon restauro non possa risolvere, avendo risorse e tempo da dedicargli. Ma il punto chiave è un altro: per molti autorevoli esperti il ripristino integrale non è la strada da seguire, in quanto eliminerebbe parte del vissuto della vettura. Secondo questa rigida interpretazione ogni intervento eseguito ai giorni nostri andrebbe a togliere autenticità, pregiudicando il valore storico dell’auto: meglio quindi limitarsi a una bella pulizia e a revisionare lo stretto indispensabile per renderla nuovamente marciante senza perdere l’aura del “conservato”.

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Ferrari Dino barnfind

Pur rispettando questo approccio, io resto convinto che l’usura e l’invecchiamento oltre un certo limite siano un difetto e non un pregio. L’idea di “conservato” ha senso soltanto se parliamo di auto in condizioni almeno discrete! Sono il primo a dire che un interno in pelle un po’ agée possa essere persino migliore di uno appena ritapezzato, ma a tutto c’è un limite. Ben venga una leggera patina sulle cromature, ma la vernice che si scrosta fino a rivelare il metallo sottostante è -almeno per me- soltanto brutta da vedere. Personalmente non riesco ad attribuire alla ruggine nessun valore aggiunto, ma solo la necessità di trovare un bravo carrozziere che sappia eseguire un ripristino a regola d’arte. In quest’ultimo caso il rispetto verso la storia della vettura si manifesta attraverso un’altra via: quella del restauro filologico, scegliendo tecniche e materiali il più possibile simili a quelli utilizzati all’epoca.

Il mito della conservazione “a oltranza” rischia poi di influenzare il modo in cui le auto storiche (comprese quelle relativamente comuni) vengono considerate, anche dal punto di vista economico. Basta consultare un sito web o un magazine di settore per imbattersi in richieste al limite del ridicolo per vecchi scassoni riesumati da chissà quale box. Non auto conservate, ma autentici rottami spacciati per preziosi ritrovamenti barn find come quelli che periodicamente compaiono alle aste internazionali. Peccato che magari si tratti della Fiat 128 del nonno e non della Ferrari ex-Alain Delon…
Che dire poi di quei personaggi che -spessimetro digitale alla mano- vanno farneticando di “prima vernice”? Oppure di chi si vanta di girare con le preziosissime gomme originali di cinquant’anni prima? In certi casi mi pare che si rasenti la follia.

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Jaguar E barnfind

Il fatto è che a fare le spese di questa errata interpretazione del concetto di “conservato” sono gli appassionati veri. Acquistare a un prezzo equo una storica da restaurare è sempre più difficile, provare per credere. Non è infrequente sentirsi chiedere cifre mostruose per ammassi di ruggine quasi irrecuperabili, oppure per vetture che di raro non hanno un bel niente. A questo punto però ci si inoltra in un’altra tematica che vorrei trattare prossimamente, quella dei prezzi e dell’andamento del mercato. Nel frattempo mi piacerebbe conoscere il vostro parere sulla infinita diatriba conservato/restaurato: se lo desiderate potete commentare proprio qui sotto. Alla prossima!

Immagini: Motor1.com; Classicandperformancecar.com; Thegentlemanracer.com

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2 pensieri su “Barn find: ritrovamenti o rottami?

  1. Avatarbob

    Conservata o restaurata e’ una diatriba inquietante …
    Ben conservata e’ meglio che restaurata in modo stucchevole in quanto la patina del vissuto ha un fascino irripetibile …

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    1. Giacomo ArosioGiacomo Arosio Autore articolo

      Ciao Bob, certamente una vettura ben conservata ha un fascino che non è riproducibile con nessun restauro. Ma questo discorso ha senso soltanto se parliamo di vetture in buono stato con la giusta patina del tempo, non di certi rottamoni (e ce ne sono tanti) che vengono descritti come preziosi “conservati”… non credi?

      Rispondi

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