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Bizzarrini Manta Italdesign, la svolta

Disegnata da Giugiaro nel 1968, rivoluzionò il design

L’avvento degli anni Settanta ha significato molto in termini di design automobilistico. Le forme sinuose lasciano il posto alle linee tese, inaugurando un trend che segnerà il mondo dell’auto per gli anni a venire. Pur preferendo lo stile in voga negli anni Cinquanta e Sessanta, non possiamo ignorare l’importanza storica di un cambiamento così epocale. Più volte ci siamo domandati se questo nuovo corso stilistico abbia un’icona, una vettura simbolo. Noi crediamo di si.

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E’ la Bizzarrini Manta del 1968, prima creazione del nuovo studio Italdesign di Giorgetto Giugiaro. Dopo avere firmato le linee di magnifiche vetture classiche (Alfa Romeo 2000/2600 Sprint e Giulia GT, Iso Rivolta GT, ASA 1000 GT…), il designer piemontese dà il via a una nuova epoca. La base di partenza è una Bizzarrini P538 ex-corsa, dotata di telaio tubolare e motore centrale Chevrolet V8. La disposizione del propulsore favorisce lo sviluppo di una linea che va oltre i canoni dell’epoca: i tradizionali volumi sono messi in discussione e definitivamente oltrepassati. Con la Manta la ricerca stilistica viene spinta al massimo.
La vista laterale evidenzia un tratto unico che va dal muso alla coda, senza soluzione di continuità. I sottoporta in acciaio spazzolato riprendono un dettaglio già proposto da Giugiaro sulla Iso Rivolta Grifo e, insieme alle feritoie sul montante posteriore, alleggeriscono magistralmente la fiancata.

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Giorgetto Giugiaro e il disegno della Bizzarrini Manta

Il frontale della Bizzarrini Manta è caratterizzato dalla fortissima inclinazione del parabrezza, che pone qualche difficoltà nella guida a causa del suo limitato sviluppo verticale. Per ampliare il campo visivo del guidatore si possono aprire le tre feritoie orizzontali sotto il parabrezza, a mo’ di veneziana. La loro funzione include anche la ventilazione dell’abitacolo, dal momento che i cristalli laterali -seppure molto ampi- sono fissi.
I tratti della coda, alta e massiccia, verranno ripresi sia dalla successiva concept-car Alfa Romeo 33 Iguana che da alcuni modelli di produzione disegnati da Italdesign come le Maserati Bora e Merak dei primi anni Settanta. Molto interessanti anche i quattro elementi cromati che assolvono diverse funzioni: paraurti, alloggiamento dei gruppi ottici posteriori e uscita dei terminali di scarico. Il lunotto è molto esteso e lascia in bella mostra i tromboncini di aspirazione tra le bancate del V8.

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Bizzarrini Manta Italdesign – Salone di Torino 1968

Per l’abitacolo della Manta Giugiaro propone una configurazione a guida centrale, con i passeggeri posti ai lati del sedile del pilota. E’ una soluzione di grande impatto, già vista sulla Ferrari 365 P Berlinetta Speciale creata da Pininfarina nel 1965 per l’Avvocato Gianni Agnelli e ripresa in epoca moderna dalla McLaren F1 del 1995. L’unico legame stilistico con il passato è rappresentato dai cerchi Campagnolo con fissaggio a gallettone: un classico intramontabile che qui appare un po’ fuori contesto. Ci piace pensare che sia un dettaglio volutamente lasciato da Giugiaro, quasi a sottolineare l’origine della vettura.

Grazie alla sua carica innovativa, la Bizzarrini Manta è -insieme alla contemporanea Bertone Carabo- una delle concept-car più influenti di sempre. Molte delle supersportive a motore centrale progettate dagli anni Settanta in poi devono qualcosa a questa splendida creazione di Giugiaro, decisamente “avanti” per la sua epoca. Originariamente di color verde acqua, la Manta è stata ridipinta in grigio metallizzato in occasione del trentennale della Italdesign, per poi tornare alla livrea originale che conserva tuttora.

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Bizzarrini Manta Italdesign (1968)

 

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