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Cosa resta dell’Autodromo di Monza?

Qualche tempo fa ho fatto una passeggiata nei pressi dell’Autodromo di Monza, il classico giretto domenicale. Impossibile non rivolgere uno sguardo malinconico alla vecchia Sopraelevata: mastodontica, severa, quasi ieratica. Miracolosamente sopravvissuta agli attacchi di chi voleva sbarazzarsene a tutti i costi. Non soltanto è ancora lì al suo posto, ma pochi anni fa ha persino beneficato di alcuni interventi di riqualificazione che ne hanno rinfrescato l’aspetto.
Osservandola mi è venuto naturale pensare a cosa fosse un tempo l’Autodromo e a quello che ne rimane ai giorni nostri, cioè molto poco. In fin dei conti la Sopraelevata costituisce l’ultimo frammento davvero autentico di Monza, l’unico a non essere stato alterato nel corso dei decenni. Varie esigenze, per lo più legate allo svolgimento del GP di Formula 1 ma anche a questioni extra-corse come le proteste ambientaliste, hanno fatto sì che la pista più bella del mondo, l’Autodromo con la “A” maiuscola, mutasse per sempre.

Okay, chiunque conosca la storia dell’Autodromo di Monza potrebbe obiettare che, fin dalle origini, la pista è stata in continuo divenire, subendo numerosi aggiornamenti e modifiche nel corso degli anni. Tutto vero. Limitandoci al secondo dopoguerra, Monza ha ricevuto la Sopraelevata in cemento che conosciamo oggi, la Parabolica in sostituzione delle vecchie curve in porfido e il raccordo Junior, tutte novità di metà anni Cinquanta. Negli anni Settanta sono poi arrivate le tre chicane -prima provvisorie e successivamente rese permanenti- create per scongiurare il pericoloso gioco delle scie che condizionava le gare, in particolare i Gran Premi di Formula 1. Già in questo periodo gli appassionati più conservatori insorsero, gridando al sacrilegio: Monza non avrebbe più potuto fregiarsi dell’appellativo di “tempio della velocità”. Io invece sono sempre stato di parere contrario, forse perché i miei primi ricordi coincidono con la pista già in questa configurazione più lenta (relativamente, dato che le F1 giravano comunque oltre i 200 Km/h di media).

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Autodromo di Monza – Giancarlo Baghetti (Ferrari 156 F1) al GP d’Italia 1961

Per quanto mi riguarda le note dolenti iniziano ben più tardi, con la demolizione dei vecchi box in favore del nuovo complesso ultra-moderno (1989) e con le modifiche al tracciato di metà anni Novanta, condizionate irrimediabilmente dalla questione relativa al taglio degli alberi. Per ingrandire le vie di fuga -intento più che condivisibile, per carità!- si è operato a rovescio, diminuendo il raggio delle curve anziché aumentare l’area di ghiaia, in ossequio alla difesa ad oltranza delle piante del Parco. Certamente la pista è diventata più sicura di prima, ma il prezzo da pagare è stata la perdita delle “vere” curve di Lesmo e della bellissima tribuna posizionata sul lato esterno, considerata il miglior punto di osservazione di tutto il tracciato. Da qui in avanti l’Autodromo ha continuato ad essere profondamente modificato, fino a perdere -almeno secondo il mio parere- buona parte del fascino originario.

In nome del progresso sono stati eliminati, in triste sequenza: le storiche torri che ornavano l’ingresso della pista, il Villaggio dell’Autodromo (cioè il complesso di negozi alle spalle dei box, démodé quanto si vuole ma graziosissimo), il mitico ponte Dunlop -poi ribattezzato Campari- che precedeva la variante della Roggia e persino il vecchio podio, sostituito da una piattaforma futuristica sospesa sopra la pit-lane. Dal punto di vista del tracciato, la ghiaia di alcune vie di fuga ha lasciato il posto a distese di asfalto, eliminando anche il minimo rischio di insabbiarsi a causa di un “lungo” in frenata, mentre il raccordo Junior è stato dismesso ormai definitivamente. Per non parlare della bella variante Goodyear, sostituita nel 2000 da una piega destra-sinistra lentissima…
Buona parte delle modifiche -suppongo- sono state fatte per adeguarsi agli standard sempre più rigidi della Formula 1, che peraltro non sembra così certa di volere continuare a correre sul circuito di Monza, almeno stando alle ultime notizie…

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Autodromo di Monza – GP Italia 1971

A questo punto concedetemi una boutade, una domanda tra il serio (poco) e il faceto (tanto) che da qualche tempo mi frulla in testa. E se l’Autodromo di Monza chiudesse? Basta corse, basta con le questioni del bilancio, dell’inquinamento acustico e compagnia cantante. Immaginate invece di poterlo ristrutturare, riportandolo alla sua configurazione “aurea” (anni ’60 o ’70 fa lo stesso, decidete voi!) e facendone un bel museo a cielo aperto. Anche gli sponsor sui cartelloni dovrebbero essere quelli di allora: Supercortemaggiore, Gulf, Castrol e via discorrendo…
Usarlo per gareggiare oggi sarebbe impensabile, ma rappresenterebbe una magnifica testimonianza dei tempi e delle corse che furono, qualcosa di unico al mondo. I vecchi box -ricostruiti per l’occasione tali e quali agli originali- potrebbero ospitare un’esposizione di automobili storiche, mentre in pista si andrebbe solo a piedi o in bicicletta, con qualche ex-pilota a fare da guida turistica!

Ripeto, è soltanto una provocazione scherzosa ma mi piacerebbe conoscere il parere di altri appassionati. Se volete dire la vostra, lasciate un commento qui sotto!

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Autodromo di Monza – 1000 Km 1970, il rettilineo di partenza

Immagini: Motorsport.hr; Drivingitalia.net; F1corradi.blogspot.com; Bandeiraverde.com.br

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