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I numeri non sono tutto

Scrivo questo post perché desidero fare una riflessione sul modo di raccontare la guida, specialmente di un’auto d’epoca. Chi -come me- ha avuto il suo imprinting motoristico negli anni Novanta ricorderà certamente l’approccio “scientifico” alle prestazioni delle vetture che già in quel periodo andava per la maggiore. Grazie ad apparecchiature infallibili ogni aspetto dell’auto viene monitorato, valutato e classificato: velocità, accelerazione, ripresa e così via. Sono i numeri a dettare legge: quelli delle prove su strada dei magazine di settore, che raccontano la guida attraverso grafici, tabelle e tempi al decimo di secondo.

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Ma è sufficiente descrivere la macchina attraverso i soli dati numerici? Quell’istante guadagnato sullo 0-100 rende davvero un modello migliore di un altro? Ai tempi divoravo gli articoli con le prove su strada, specialmente quelle comparative che decretavano quale fosse la migliore auto di un certo segmento. Misurazioni, rilevamenti e qualche volta persino i giri cronometrati in pista. Col senno del poi e qualche anno di esperienza alla guida -ahimè, iniziano ad essere un bel po’- posso dire di non condividere quel metro di giudizio. Un criterio asettico e a mio avviso estremamente limitante, soprattutto se applicato alle auto del passato. Con questo non voglio dire che si debba prescindere dalle rilevazioni strumentali, anzi: quando leggo un vecchio numero di Quattroruote sono il primo a rimanere incantato davanti a quella miriade di dati forniti dal celebre Istituto Sperimentale Auto e Motori. Diciamo che mi sembrano un ottimo complemento per le impressioni di guida, che se ben redatte possono trasmettere al lettore più di qualsiasi numero.

Quando parliamo di una macchina di 40 o 50 anni fa la questione si fa ancora più rilevante. Ecco un esempio concreto a sostegno della mia tesi: se valutassimo una Fiat Nuova 500 basandoci solo sui numeri sarebbe quasi inevitabile etichettarla come una scatoletta lenta e noiosa. Eppure chiunque conosca la bicilindrica torinese sa benissimo che guidarla è un divertimento unico, impegnati a sfruttare al meglio i 18 cv di potenza tra una “doppietta” e l’altra. Il tempo da 0 a 100 Km/h? Nemmeno da parlarne, dato che la 500 supera a malapena i 90 Km/h…
Può sembrare incredibile, ma ci sono auto d’epoca che con meno di 100 cv -oggi alla portata di molte utilitarie senza troppe pretese- garantiscono un grande piacere di guida. Un piacere che evidentemente prescinde dalla potenza del motore. Come è possibile? Bastano sospensioni e sterzo comunicativi, buona manovrabilità del cambio e -perchè no- una sonorità appagante allo scarico. Anche se sulla carta sembrano tutt’altro che emozionanti, su strada certe auto del passato sono spesso una rivelazione e divertono molto di più delle vetture odierne.

Il concetto di base secondo me è che è più importante il come si va, piuttosto che il quanto. Innanzitutto perché è necessario rispettare il Codice della Strada e in secondo luogo perché maggiore velocità non è sinonimo di maggior divertimento. Soprattutto quando si è al volante di un’auto d’epoca, che per sua natura deve essere guidata con più cautela di una moderna, tenendo ben presenti i suoi limiti. Io credo che guidare la propria storica assecondandone le caratteristiche costituisca già un’esperienza appagante, senza bisogno di avere il cronometro in mano e con buona pace di chi non riesce a guardare al di là dei numeri delle schede tecniche. Prendetevi un po’ di tempo per tirare fuori dal box la vostra “vecchietta”, scegliete una bella giornata e possibilmente una strada panoramica. Non rimarrete delusi, ne sono certo.

Immagini: Kerrywho

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