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Il bello del gas: la nostra recensione

Un must per gli appassionati dei motori anni ’60

Per chi se lo fosse perso a suo tempo, suggeriamo questo bel libro di Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi uscito a metà anni Novanta. Un titolo forse di nicchia, ma imperdibile per chi ama un certo automobilismo ruspante. Niente a che vedere con il motorsport esasperato dei giorni nostri: qui si parla di sfide da bar, di moto, di macchine e di piedi pesantissimi. Le vicende del Il Bello del Gas sono ambientate a Monza e i protagonisti sono due fratelli, meccanici di professione. Fin troppo facile capire chi siano stati gli ispiratori del racconto, anche se i nomi per ovvie ragioni non sono quelli reali.

Poco più di cento pagine che scorrono via veloci e che vi terranno incollati al libro. Pur senza riferimenti alle persone realmente esistite, i fatti narrati sono quelli che qualunque appassionato brianzolo ha sentito raccontare almeno una volta. Sempre in gara, il Gino e l’Arturo. Dalle biciclette alle moto, fino al traguardo delle quattro ruote. Meglio se quelle larghe di una Formula 3, che tanto l’Autodromo è attaccato a casa. E poi scommesse, pugni e persino una scimmia in officina, a far compagnia. Chi ha qualche capello bianco non farà fatica a riconoscere anche i comprimari, personaggi incredibili che un cognome inventato non basta a nascondere.

Questo riuscitissimo cocktail di vero e fittizio rende Il Bello del Gas un libro da avere, proprio come se fosse un cimelio di quegli anni fantastici. A quanto ci risulta il libro non è più in catalogo (saremmo contenti di essere smentiti) ma cercate di procurarvene ugualmente una copia. Usata, in prestito da un amico, come volete voi. Ne vale la pena.

Bellissima anche la dedica iniziale: “A chi ogni tanto cade. Con o senza moto”.

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