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Innocenti C coupé, l’ultima sportiva di Lambrate

Prodotta in circa 800 esemplari, oggi è una vera rarità

Il Salone di Torino 1966 vede la nascita della Innocenti C, una piccola coupé che affianca -per poi sostituire- la spider Innocenti S. Da quest’ultima riprende buona parte della parte meccanica e, per sommi capi, anche la linea della carrozzeria. Seppure molto riuscita, quella disegnata da Tom Tjaarda per la OSI-Ghia mostra ancora degli stilemi anni Cinquanta e a metà del decennio successivo inizia ad apparire un po’ datata. La nuova vettura -probabilmente opera del designer Sergio Sartorelli- appare più moderna mantenendo comunque una evidente affinità stilistica con il modello di origine.

La nuova Innocenti C coupé è più larga e più lunga della Innocenti S grazie a nuovi pannelli della carrozzeria e al passo leggermente aumentato. Queste modifiche migliorano l’abitabilità interna, ma per contro vanno ad alterare l’equilibrio del disegno originale. In particolar modo la vista frontale denota -almeno a nostro parere- una certa sproporzione tra larghezza e altezza del corpo vettura. Diversi dettagli sono ora più moderni ma forse meno originali, come ad esempio i nuovi indicatori di direzione o la griglia frontale a maglie rettangolari. La coda invece, caratterizzata dai gruppi ottici a sviluppo orizzontale (peculiari di questo modello e oggi introvabili), ci pare fin troppo simile a quella della Lancia Flavia Coupé.

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Innocenti C coupé

Ci sembrano invece ben riusciti il padiglione e soprattutto gli interni, resi più moderni e sportivi con alcune modifiche mirate. I 5 strumenti sono allineati lungo il cruscotto (riproponendo la nuova plancia introdotta sulla Innocenti S a partire dal 1964), con il tachimetro e contagiri davanti al pilota e gli altri al centro. Anche i sedili sono i medesimi della versione scoperta, ma con un inedito rivestimento della parte centrale a trama intrecciata. L’unica aggiunta è il tubolare fissato al pannello portiera per facilitarne la chiusura, che sembra ispirato a quello di un’altra vettura firmata Ghia, la Fiat 1500 GT. Le maniglie apriporta e gli alzavetro restano invece quelli dell’Alfa Romeo Giulietta Spider. La gamma delle tinte disponibili include il rosso, il bianco, il verde e un giallo ocra abbastanza simile al Giallo Positano della cartella colori Fiat.

Con circa 800 esemplari costruiti dal 1966 al 1968, la Innocenti C coupé non si può definire esattamente un best-seller. Una delle ragioni del suo limitato successo potrebbe essere l’anzianità del progetto, che nella sua forma originaria risale alla fine degli anni Cinquanta. Tuttavia siamo convinti che con il motore da 1.275 cc (già disponibile nel 1966 sui modelli Austin Healey Sprite MkIV e MG Midget MkIII) la Innocenti C coupé avrebbe avuto prestazioni più brillanti e si sarebbe posizionata in una fascia di mercato più alta. Con questa cilindrata infatti avrebbe potuto rappresentare una alternativa alle apprezzatissime Lancia Fulvia Coupè 1.3 e Alfa Romeo GT 1300 Junior, autentiche regine della categoria.

Molto rara ai giorni nostri, la Innocenti C coupé può rappresentare un scelta originale tra le piccole sportive degli anni Sessanta. La sua quotazione è abbordabile, ma occorre tenere in considerazione la scarsa reperibilità dei ricambi specifici di questo modello che potrebbero rendere impegnativo il restauro.

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