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Iso Rivolta Varedo: è rimasta unica

La supercar italiana non ha avuto un seguito produttivo nonostante le ottime premesse

Siamo nel 1972 quando Iso Rivolta si sposta dagli storici capannoni di Bresso alla nuova sede di Varedo. In questo periodo il marchio milanese ha in listino i modelli Grifo, Fidia e Lele e sta per iniziare l’avventura in Formula 1 con il team Iso-Marlboro.
L’azienda guidata da Piero Rivolta pensa a una nuova sportiva a motore centrale che richiami lo schema meccanico delle vetture da competizione. E’ un’idea ambiziosa che vede la partecipazione di collaboratori eccellenti. Il telaio viene progettato con la consulenza di Giotto Bizzarrini, che già in passato aveva lavorato con l’azienda. Ercole Spada, storico designer della carrozzeria Zagato, si occupa invece della linea.
La Iso Rivolta Varedo -questo il nome del nuovo modello- viene presentata al Salone di Torino 1972, proponendosi come una valida alternativa alla Lamborghini Countach. Le altre rivali a motore centrale si chiamano De Tomaso Pantera e Maserati Bora.

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Iso Rivolta Varedo

Quello che più colpisce della Varedo è la linea. Un profilo cuneiforme basso e affilato, tutto spigoli, coerente con le tendenze stilistiche del periodo. I finestrini che si estendono sotto la linea di cintura e il taglio obliquo del passaruota posteriore riprendono quanto già visto sulla Lancia Stratos Zero. Molto scenografica -ma non inedita- l’apertura ad ali di gabbiano del cofano motore: in questo caso si tratta di una soluzione anticipata dalla De Tomaso Mangusta.
Pur con diverse citazioni stilistiche, l’aspetto della Iso Rivolta Varedo è di grande impatto, sottolineato dalla vistosa livrea bicolore rossa e nera. L’uso della vetroresina per la carrozzeria permette di contenere il peso della vettura in soli 1.150 kg.

Dal punto di vista tecnico la grande novità è il telaio tubolare, che sostituisce lo chassis a piattaforma usato per tutte le altre Iso Rivolta. Anche le sospensioni sono nuove, con il retrotreno a ruote indipendenti al posto del ponte De Dion utilizzato sugli altri modelli. Il motore è un V8 Ford da 5.7 litri (295 cv DIN a 5.800 giri/min) potente e affidabile, abbinato per l’occasione a un cambio sportivo ZF a 5 marce.
Grazie a un rapporto peso/potenza decisamente favorevole, le prestazioni della Varedo promettono di essere molto elevate: la velocità massima è stimata attorno ai 250 Km/h.

Nel dicembre 1972 il giornalista Enrico Benzing prova la Iso Rivolta Varedo sul circuito di Monza per conto della rivista Autosprint. Il giudizio del tester è lusinghiero, nonostante qualche carenza di messa a punto e una innocua uscita di pista alla staccata della Parabolica. Tutto sembrerebbe pronto per la produzione e si parla anche del possibile prezzo di listino, circa 8 milioni di lire. Invece, nonostante le ottime premesse, la Varedo rimane un esemplare unico.

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Iso Rivolta Varedo

Cosa non ha funzionato allora? Non certo l’auto in sé, ma una serie di circostanze sfortunate.
Un cambio ai vertici dell’azienda segna l’uscita di scena della famiglia Rivolta. Il marchio prosegue l’attività con la denominazione Iso Motors & Co. ma la crisi energetica del 1973 lo costringe alla chiusura al termine dell’anno successivo.
La Varedo resta così in un angolo dello stabilimento in stato di semi abbandono, fino a quando Piero Rivolta riesce a recuperarla e a farla restaurare. Da allora l’auto appartiene alla collezione di famiglia e viene esposta in occasione di prestigiosi eventi di settore, ammiratissima dagli appassionati. A distanza di quarant’anni rimane ancora un po’ di rimpianto per il mancato seguito produttivo: siamo certi che la Iso Rivolta Varedo avrebbe avuto le credenziali per ben figurare nel panorama delle supersportive degli anni Settanta.

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