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L’Alfa Romeo 33 Stradale compie 50 anni

Arrivare a mezzo secolo ed essere ancora la macchina più bella del mondo. L’Alfa Romeo 33 Stradale è anche questo, oltre che uno dei punti più alti mai raggiunti dalla Casa milanese. Tutto sommato era e resta un’automobile per cultori, forse meno celebrata rispetto ad altre supercar prodotte nel medesimo periodo e divenute poi famosissime. Il motivo potrebbe risiedere nell’esiguo numero di esemplari prodotti -si dice 18- che dovrebbe comprendere anche quelle splendide concept-car di fine anni ’60 sviluppate sulla stessa base meccanica. Oggi, anche grazie al rilancio del Museo Storico Alfa Romeo, la 33 Stradale riceve tutti gli onori che si merita conquistando a buon diritto un posto nell’olimpo automobilistico.

L’idea di un modello adatto alla circolazione su strada nasce subito dopo la Tipo 33 da competizione, quella costruita a metà anni Sessanta con il supporto dell’Autodelta. Tecnicamente il punto di partenza per realizzare la Stradale è la 33 Fléron, cioè il primo modello della serie noto anche per una vistosa presa d’aria sul cofano motore detta “periscopio”. I progettisti Alfa Romeo non scendono a compromessi, riprendendo il medesimo telaio della vettura da gara soltanto leggermente ampliato nelle misure. Vista dall’alto, la zona centrale ricorda una “H” formata da tubi di grande diametro che ospitano anche i serbatoi del carburante, mentre sia all’avantreno che al retrotreno ci sono dei telaietti ausiliari per gli organi meccanici. Il “cuore” della 33 è rappresentato dal motore V8 con cilindrata di 2 litri, addolcito per adattarlo all’uso stradale ma parente strettissimo del suo gemello da corsa. Questo propulsore non ha nulla a che fare con lo storico bialbero del Biscione: semmai -prendetela come una semplice ipotesi- potrebbe avere qualche analogia con il V8 sviluppato dall’Ing. Chiti ai tempi dell’avventura con la ATS. La potenza erogata è di 230 cv a quasi 9.000 giri/min, un risultato sorprendente per un motore stradale aspirato che sarà superato soltanto trent’anni dopo dalla ben più sofisticata Honda S2000.

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Alfa Romeo 33 Stradale

Per creare una carrozzeria degna di tanta meccanica ci si rivolge a Franco Scaglione, il geniale designer toscano già noto per i suoi trascorsi presso Bertone e divenuto ormai un apprezzato freelance. Il risultato è oltre ogni aspettativa, molto più simile a una vettura sport-prototipo con la targa che non a una granturismo vera e propria. Bassissima, corta (meno di 4 metri) e letteralmente acquattata su generose ruote in lega leggera, la 33 Stradale non assomiglia a nulla che si sia mai visto prima. Eppure basta uno sguardo per capire che è un’Alfa Romeo, come se la matita di Scaglione fosse riuscita a condensare in quelle linee tutto il DNA del marchio milanese. Anche le parti mobili sono rivoluzionarie: i cofani si aprono completamente per dare pieno accesso agli organi meccanici, mentre le portiere si sollevano verso l’alto con un movimento che anticipa tante supercar degli anni a venire. Da un esemplare all’altro cambia qualche dettaglio (principalmente l’attacco del tergicristallo e i gruppi ottici anteriori), come si conviene a un prodotto che di fatto è artigianale. L’assemblaggio infatti viene curato dalla Carrozzeria Marazzi, un’azienda specializzata non troppo distante da Arese, a Caronno Pertusella (VA).

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Alfa Romeo 33 Stradale

Anche gli abitacoli possono presentare qualche differenza, soprattutto per quanto concerne il cockpit. Alcuni esemplari hanno un cruscotto vero e proprio rivolto verso il guidatore, mentre altri hanno gli strumenti semplicemente posizionati su un pannello che segue la curvatura inferiore del parabrezza. In ogni caso ci si trova di fronte a un interno piuttosto angusto che ricorda da vicino le vetture da competizione senza offrire troppe concessioni al comfort. C’è soltanto quello che è funzionale alla guida: sedile, volante, pedaliera e leva del cambio. Stop.
Di certo una dotazione coerente con lo scopo per cui la 33 Stradale è stata pensata, cioè esprimere tutto il potenziale tecnologico dell’Alfa Romeo di quegli anni. Non è una GT e non ha mai avuto la pretesa di esserlo, anche a causa del prezzo esorbitante con il quale viene proposta sul mercato. Nel 1967 costa poco meno di 10 milioni di lire, quasi il doppio di una Ferrari. E infatti se ne vendono pochine: tra gli esemplari più noti resta memorabile quello di colore azzurro acquistato da un noto industriale italiano, ahimè ridipinto di rosso ai giorni nostri.

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Alfa Romeo 33 Stradale

Nel frattempo le Tipo 33 da corsa seguono una continua evoluzione che le farà crescere di cilindrata, cambiare la struttura del telaio (che passerà da tubolare a scatolato) e ricevere infine il motore sovralimentato. La carriera della 33 Stradale si ferma invece dopo pochissime unità, alcune delle quali servono per realizzare spettacolari prototipi a cura dei carrozzieri più prestigiosi. Tra di essi la Bertone Carabo, la Italdesign Iguana disegnata da Giugiaro e tre creazioni di Pininfarina, la Coupè Prototipo Speciale, la T33 e la P33 Cuneo, che ripropongono in chiave più o meno futuristica il concetto di super sportiva Alfa Romeo. La rarità non fa che aggiungere ulteriore fascino alla 33 Stradale: sono pochissime le occasioni in cui è possibile ammirarne un esemplare. Vado a memoria e potrei essere smentito, ma sono diversi anni che nemmeno le case d’asta più prestigiose ne propongono un esemplare in vendita, a parte una replica (dichiarata) lo scorso anno. Forse per queste ragioni la 33 Stradale rimane un oggetto quasi mitico, decisamente meno inflazionato di quelle auto che si vedono sulle copertine ogni qual volta fanno registrare un nuovo record di aggiudicazione. Oggi come allora la 33 resta un’automobile di bellezza insuperata e -forse- insuperabile.

La prima immagine è stata scattata dal mio amico Andrea Corinaldesi, che ringrazio!

Altre immagini: Classicandperformancecar.com, Iconocluster.com, Pinterest.com

 

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