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L’originalità vince sempre (per me)

Chiariamo subito una cosa: ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria macchina. Tuttavia non posso esimermi dal preferire le auto d’epoca in configurazione originale. Questo perché considero le automobili del passato come oggetti di valore storico prima ancora che economico.

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Troppe volte si vedono macchine stravolte alla ricerca delle prestazioni oppure modificate per assomigliare a qualcos’altro, tipicamente una versione più rara o più potente. Il caso più emblematico? Le care vecchie Fiat 500, spesso vituperate da allestimenti che meriterebbero l’Oscar del cattivo gusto. Anche senza arrivare a questi eccessi non si possono dimenticare neppure certe leggerezze molto frequenti, come i colori fuori catalogo o il classicissimo mix di pezzi di serie diverse che danno vita a ibridi inquietanti.
L’utilitaria torinese -che, beninteso, se originale mi piace tantissimo- diventa spesso il paradigma di quello che per me è il peggior modo di approcciarsi al restauro dell’auto d’epoca. Ovvero dimenticandosi che queste auto -prima ancora di essere dei mezzi di trasporto- rappresentano una testimonianza della storia e del costume. In virtù di questo ritengo che ci si debba sempre attenere alle specifiche originali, così che la vettura possa diventare una perfetta “macchina del tempo” pronta a riportarci nel passato.

Senza volermi accanire sulla povera bicilindrica di casa Fiat, basterebbe osservare tutte quelle Alfa Romeo GT o Lancia Fulvia modificate -o meglio, devastate- in chiave pseudo sportiva. Provo un sincero rammarico nel vedere un’auto sana (e magari con targhe originali…) sacrificata in nome dell’ennesima replica GTA o simil HF di dubbio gusto e scarso valore collezionistico. Sarebbe molto meglio a mio avviso intraprendere la strada del restauro filologico, attento ai dettagli e soprattutto rispettoso dei limiti della vettura. In questo modo ci si metterebbe in garage qualcosa di autentico, difficilmente contestabile e soprattutto coerente con la sua epoca di costruzione.
Se per qualsiasi motivo la vostra auto non vi soddisfa non stravolgetela: piuttosto vendetela e comprate quella che preferite. Magari ci vorrà del tempo, ma mi piace pensare che la vostra ex-auto troverà un nuovo proprietario appassionato che la apprezzerà per quello che è.

Attenzione, quanto scritto finora non è un’opposizione tout-court a qualsiasi personalizzazione. Un accessorio dell’epoca, se coevo alla vostra macchina, potrebbe persino accrescerne il fascino. Scegliete però con cura, senza cadere in anacronismi o scelte incoerenti. Ovviamente ben vengano anche tutti quegli accorgimenti che consentono di viaggiare con maggiore sicurezza.
Io credo che possedere un’auto di quaranta o cinquanta anni fa voglia dire accettarne i pregi e i difetti. In altre parole guidare come si guidava allora, adattando la vostra guida alle caratteristiche della macchina e non viceversa. Che senso ha stravolgere la macchina con assetti rasoterra, gomme che nemmeno una Formula 1 e persino trapianti di motore? Tutte queste modifiche -oltre a non essere in regola con il Codice della Strada- sono l’antitesi del rispetto verso un oggetto di importanza storica, che in quanto tale andrebbe conservato al meglio. Magari ricordandosi che, come diceva il grande Luciano Nicolis a proposito delle sue auto, “Non siamo i proprietari di tutto questo… ne siamo i custodi per il futuro”.

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