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Le auto d’epoca sono un bene da tutelare?

Oggi riflettevo su un argomento che da tempo tiene banco sulle riviste di settore e tra gli appassionati. Il patrimonio italiano delle auto d’epoca si sta progressivamente impoverendo, dato che molti degli esemplari più pregiati hanno già preso la via dell’estero. Vorrei condividere con voi qualche riflessione sul tema, semplici “pensieri in libertà” su una problematica difficile da ignorare.

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Partiamo col considerare che l’esportazione di auto da collezione e di prestigio non è un fenomeno recente ma è in atto già da qualche decennio. La crisi energetica e il clima socio-politico degli anni Settanta hanno indotto molti proprietari a vendere fuori dal nostro Paese le loro auto sportive. In quel periodo Ferrari, Maserati, Iso Rivolta, Lamborghini etc. hanno preso la via -molto spesso a senso unico- dell’estero. Il boom della auto storiche a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta ha dato un’altra spallata al nostro patrimonio automobilistico. Numerose auto di interesse storico (le Abarth, giusto per fare un esempio) sono state vendute a lungimiranti collezionisti stranieri che -prima e più di noi- hanno capito quali capolavori a quattro ruote l’Italia abbia saputo costruire. In tempi più recenti la congiuntura economica e il crescente apprezzamento per i marchi italiani all’estero hanno fatto sì che ancora molte auto siano finite fuori dai confini nazionali.
Attenzione, non sto parlando solo di supercar ma anche di auto relativamente diffuse che molti di noi tendono ancora a sottovalutare. Già da tempo Alfa Romeo, Lancia e Fiat suscitano l’interesse degli appassionati di altre nazioni, spesso molto sensibili al fascino di queste vetture. Ciò che qui è considerato comune altrove viene percepito come un raffinato esempio dell’ingegno italiano, meritevole di essere collezionato e mantenuto nel migliore dei modi.

Mi domando se oggi, con questo fenomeno in pieno svolgimento, non sia il caso di pensare a un modo per tutelare il nostro prezioso patrimonio motoristico. Anche le automobili sono una testimonianza della nostra storia e del costume e come tali andrebbero conservate. Credo che quelle rimaste -sopravvisute a decenni di uso, rottamazioni, esportazioni e via dicendo- vadano in qualche modo protette. Consideratela una provocazione, una boutade o come volete: io sono convinto che anche le auto d’epoca siano meritevoli di una tutela in quanto beni di rilevanza culturale. Qualcosa in questo senso è già stato fatto, ma si tratta per lo più di importanti raccolte che sono state considerate nella loro interezza, come la Collezione Panini o la Collezione Bertone (quest’ultima recentemente acquisita in toto dall’ASI).
Forse -in presenza di certi requisiti ancora da determinare- si potrebbe pensare di estendere questa tutela anche ai singoli esemplari. In prima istanza si dovrebbero stabilire dei criteri oggettivi con i quali selezionare le automobili meritevoli. Successivamente si potrebbero valutare una serie di agevolazioni e sgravi per chi si impegna a mantenere queste vetture nel nostro Paese. Magari una deducibilità delle spese di restauro e manutenzione, giusto per dirne una. In ogni caso -ma qui servirebbe il parere di un legale, meglio ancora se appassionato di motori- non bisognerebbe nemmeno ledere la facoltà del proprietario di vendere un bene legittimamente posseduto (l’automobile, in questo caso) al miglior offerente.

Senza entrare in dettaglio -anche perché non ne avrei la competenza- immagino qualcosa di più simile a un incentivo per chi sceglie di conservare la propria vettura in Italia piuttosto che un veto alla vendita all’estero, peraltro difficilmente attuabile. Ad oggi credo che le uniche limitazioni all’esportazione interessino i veicoli con più di 75 anni. Dovranno quindi passare decenni prima che le auto costruite dal secondo dopoguerra in avanti rientrino in questa norma: nel frattempo molte di esse potrebbero già essere finite inesorabilmente all’estero. Non so esattamente come, ma penso che questa eventualità vada in qualche modo scongiurata. Il rischio è quello di ritrovarsi in breve tempo con un patrimonio automobilistico ulteriormente depauperato. Resteranno le utilitarie e i modelli di grandissima diffusione, ma il meglio potrebbe essere andato per sempre. Pensateci.

Immagini: Vitadistile.com

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