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Le spider inglesi sono fuori moda?

Nell’immaginario comune di qualche anno fa il proprietario di auto d’epoca aveva un aspetto ben preciso. Berretto tartan, giacca cerata e cacciavite in mano, intento a maledire quella spider che non vuole saperne di andare in moto. Spesso la macchina in questione era una MG o una Triumph, magari british racing green con le immancabili ruote a raggi. Negli ultimi anni mi sembra però che i gusti dei collezionisti (o le mode del mercato?) siano un po’ cambiati e che il fascino di queste roadster inglesi si sia leggermente appannato.

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Ma cosa ha determinato questa inversione di tendenza? Vorrei prendere in considerazione alcune delle motivazioni che ritengo tra le più probabili.
In primo luogo penso che la massiccia importazione di queste auto dall’estero le abbia rese un po’ inflazionate. Un esempio su tutti: il numero di Triumph TR3 circolanti oggi in Italia è infinitamente maggiore di quante ne girassero negli anni Sessanta. Forse il loro fascino si è un po’ annacquato perché molte delle spider inglesi non sono più viste come oggetti esclusivi ma come modelli relativamente comuni. Beninteso, si tratta di auto magnifiche ma la grande diffusione verificatasi negli ultimi 15/20 anni le ha rese tutt’altro che rare.
Lo stesso si può dire per la MG A, magari nel classico resale red toccato a molti degli esemplari giunti nel nostro Paese in tempi recenti. Anche in questo caso ci troviamo davanti a una macchina splendida che -a differenza di quanto avveniva fino a qualche tempo fa- sembra non avere più quell’appeal che esercitava sugli appassionati di auto storiche. Oggi chi ha un budget di medio livello si orienta spesso su altre vetture, quasi come se queste due signore inglesi non piacessero più come una volta.

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MG MGA 1500

Eppure le care vecchie roadster d’Oltremanica avrebbero ancora diversi motivi per farsi scegliere.
Ad esempio la reperibilità pressoché totale dei ricambi, forniti da numerosi specialisti in Gran Bretagna. In questo senso internet ha dato una grossa mano, permettendo a chi mastica due parole di inglese di acquistare direttamente alla fonte a prezzi molto competitivi. Esattamente l’opposto di quanto avviene per le auto storiche italiane, i cui ricambi sono spesso cari e difficili da trovare…
La semplicità meccanica è un altro punto a favore delle spider britanniche e dovrebbe rendere le riparazioni alla portata di un qualsiasi bravo meccanico. In linea di massima queste auto hanno motori poco sofisticati con distribuzione ad aste e bilancieri, robusti e per niente “tirati”, ad eccezione di qualche rarità come la MG A Twin Cam. Tuttavia mi sembra che questa caratteristica tutt’altro che trascurabile non sia più apprezzata come un tempo. Azzardo una spiegazione: ormai solo pochi appassionati curano in prima persona la piccola manutenzione ordinaria, pertanto quello che una volta era considerato un grande pregio oggi passa quasi inosservato.

Anche l’inossidabile MG B -la spider che ha avviato tanti appassionati al collezionismo- sembra vivere una fase di stanca. Forse perché in un periodo dominato da moda e apparenza non sembra sufficientemente glamour né tantomeno interessante in termini di mero investimento economico. Certamente le tonnellate di MG B nate coi brutti rubber bumper e imbellettate per sembrare più vecchie non contribuiscono all’esclusività del modello, ma resta una macchina di sostanza e con un posto assicurato nella storia dell’automobile (oltre mezzo milione di esemplari costruiti).
Le considerazioni espresse finora non riguardano le roadster inglesi di fascia alta, che fanno storia a sè. Mi riferisco ad esempio alle Austin Healey 100 e 3000 -che credo conservino una schiera di aficionados– e alla sempre apprezzata Jaguar E-Type. La preferita di Diabolik, soprattutto nelle sue prime versioni, inizia ormai ad avere quotazioni in linea con le GT italiane. Un incremento di valore tutto sommato comprensibile, dato che i contenuti tecnici e le prestazioni sono più o meno gli stessi.

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MG MGB MkIII

Dal punto di vista delle quotazioni direi che le classiche spider inglesi restano comunque piuttosto stabili: forse non sono più così ambite, ma in ogni caso sembrano tenere botta senza far registrare cali significativi. Chi si aspettava prezzi da saldo resterà deluso: in un momento di valutazioni folli è già un miracolo che le richieste siano rimaste quelle di cinque anni fa, senza gli assurdi rialzi che stanno condizionando buona parte del mercato.
L’aspetto positivo è la possibilità di acquistare delle vetture interessanti senza spendere un patrimonio. Qualche esempio? Le prime Triumph Spitfire (fino alla MkIII), meno comuni delle versioni più recenti e con una linea a mio avviso molto più piacevole. Non escluderei nemmeno una bella MGB MkI, per intenderci quella con le maniglie a bacchetta. E’ il modello originale e per questo motivo credo abbia una valenza storica maggiore rispetto ai modelli successivi. Se volete qualcosa di più originale c’è sempre la Austin Healey Sprite “Frog Eye”, che a dispetto della cilindrata di soli 950 cm3 è una macchinina divertentissima e di sicuro interesse collezionistico. Non è facile trovarne una in ordine e a buon prezzo, ma resta una delle mie auto inglesi preferite.
In tutti i casi dovrete rassegnarvi a qualche scomodità ma non preoccupatevi: fa parte del gioco e verrà ampiamente compensata dal fascino della guida en plein air.

Immagini: Triumph.nl; Honest John Classics

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