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LMX Sirex, chi se la ricorda?

Non sempre la rarità rende ambita una vettura. Una regola aurea che credo si debba sempre tenere a mente quando si parla di auto d’epoca. Ci sono auto che hanno riscosso poco successo da nuove e che nemmeno con lo status di classiche riescono a prendersi la rivincita. Una di queste è la LMX Sirex, semi-sconosciuta GT prodotta sul finire degli anni Sessanta. Ogni tanto una di queste LMX (ovvero Linea Moderna eXecutive) compare in vendita, ma seppure sia molto rara non mi sembra destare troppo interesse.

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La cosa curiosa è che la LMX Sirex avrebbe -almeno sulla carta- più di una caratteristica interessante. Ciò nonostante finisce per restare un’auto incompiuta. La carrozzeria ad esempio è firmata da Franco Scaglione: non proprio l’ultimo arrivato quindi, ma un grande designer che nella sua carriera ha creato capolavori come l’Alfa Romeo 33 Stradale, giusto per dirne una. Eppure l’aspetto della Sirex non riesce a convincermi e mi lascia una sensazione di già visto. Diversi elementi infatti mi paiono simili a quelli di altre auto: il muso ad esempio (De Tomaso Mangusta – Ghia, 1967), la vista laterale e la coda (Alfa Romeo Montreal – Bertone, 1967) e persino il diedro che “spezza” visivamente la fiancata (Fiat Dino Spider – Pininfarina, 1966). Poco ispirato anche l’abitacolo, con gli strumenti semplicemente incastonati in una palpebra imbottita e qualche comando secondario derivato dalla grande serie dislocato sul tunnel centrale. Senza voler nulla togliere alla bravura del designer toscano, credo che la linea della LMX Sirex sia poco personale e un po’ di maniera. Se in passato Scaglione ha letteralmente fatto scuola (mi riferisco ai prototipi Alfa Romeo BAT o alla Giulietta Sprint Speciale), questa volta non penso sia riuscito ad esprimere tutto il suo grande talento. Peccato.

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LMX Sirex 2300

Dal punto di vista tecnico la prerogativa della LMX Sirex è il telaio monotrave, appannaggio di berlinette ad alte prestazioni come la Lotus Elan o le De Tomaso Vallelunga e Mangusta. Tuttavia a uno chassis così particolare viene abbinato un motore che di sportivo ha ben poco, cioè il V6 da 2.3 litri della Ford Taunus. Con i suoi 108 cv (quindi nemmeno 50 cv/litro…) non è esattamente quello che ci si aspetterebbe di trovare sotto la carrozzeria di una granturismo, che forse avrebbe meritato qualcosa di più brillante. Oltre che dal temperamento pacioso, è penalizzato anche dalla cilindrata superiore ai 2 litri che -almeno sul mercato italiano- lo rende poco appetibile. Una curiosità: lo stesso motore muove anche la Ford Taunus 20 M TS OSI, una fuoriserie di impostazione turistica prodotta dalla Officine Stampaggi Industriali più o meno nello stesso periodo. Pressoché ignorata nel nostro Paese, trova un buon riscontro sul mercato tedesco. Forse -azzardo io- il tranquillo propulsore Ford è più adatto ad altri mercati, mentre gli automobilisti italiani vorrebbero qualcosa di più sofisticato e “cattivo”.

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LMX Sirex – Telaio monotrave

Da ultimo, il brand. Chi desidera un’auto sportiva guarda spesso al prestigio del marchio, inutile negarlo. Le piccole case automobilistiche che negli anni Sessanta propongono granturismo artigianali lo sanno bene e tutte -chi più, chi meno- hanno qualcosa da mettere sul piatto. De Tomaso ha il know-how delle corse, Iso Rivolta e ASA possono vantare la collaborazione con nomi del calibro di Bizzarrini, Giugiaro e Chiti. Dal canto suo la LMX può offrire un bel logo, il fattore novità e poco altro. Forse non abbastanza per attirare l’attenzione del pubblico, che preferisce orientarsi sui marchi più blasonati. Anche la carrozzeria in vetroresina non gioca a favore della Sirex, scontrandosi con la storica avversione degli automobilisti italiani verso questo materiale.
Al di là delle mie considerazioni personali, resta il fatto che di LMX se ne fanno pochine. Il lotto iniziale viene costruito dalla carrozzeria Eurostyle, mentre qualche tempo dopo altre unità vengono assemblate dalla SAMAS di Alba (CN). Nemmeno il motore sovralimentato delle ultime vetture serve a rilanciare il progetto, che termina con meno di 50 auto (tra cui una spider in esemplare unico) prodotte tra il 1968 e il ’74.
Oggi la LMX Sirex è più che altro una curiosità, ma cosa le riserverà il futuro?

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