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Mercato auto d’epoca, gli exploit del 2015

La fine dell’anno si avvicina e vorrei fare qualche riflessione sul mercato delle auto d’epoca e sulle tendenze del 2015. Ho scelto di concentrarmi su quei modelli per così dire accessibili, senza tirare in ballo le auto di fascia alta che fanno spesso storia a sé (si pensi ad esempio a certe valutazioni che sono possibili solo in occasione delle aste più prestigiose). L’idea è quella di restare su quelle auto che possano interessare a un numero sufficientemente ampio di appassionati, scegliendo alcuni modelli che a mio avviso hanno fatto registrare notevoli incrementi in termini di valutazioni economiche, non sempre condivisibili. La selezione è assolutamente soggettiva e prende spunto dalle inserzioni di vendita che si possono trovare sia sul web che sulle riviste di settore.

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Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino”

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Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino”

L’Alfa Romeo GT 1300 Junior “Scalino” è sicuramente una delle storiche più richieste del momento e, pur essendo la entry level tra le Giulia GT, le sue quotazioni sono ormai in netta ascesa. Per un esemplare ben conservato o restaurato a regola d’arte qualcuno azzarda persino richieste attorno ai 25.000 €: una cifra a mio avviso ingiustificata considerando che con un budget simile si può acquistare una 2000 GT Veloce, ovvero il top di gamma tra le coupé Alfa Romeo serie 105.
Cosa ha determinato questa assurda impennata? Personalmente credo che sia tutto merito della linea: in un certo qual modo l’Alfa Romeo GT 1300  Junior “Scalino” è vista come uno dei modelli più puri esteticamente perché -al netto della mascherina semplificata- ripropone in toto il disegno originale di Giugiaro. La capostipite Giulia Sprint GT (proposta anche in versione Veloce) è infatti ben più rara e costosa, pertanto le prime GT Junior diventano spesso una scelta obbligata per chi ama il look delle origini ma ha un budget più limitato. Aggiungiamoci che con un po’ di immaginazione una GT 1300 “Scalino” assomiglia anche alla mitica Giulia GTA, divenuta ormai un pezzo da alto collezionismo. Forse il fascino del modello da corsa giova anche a queste prime GT Junior, che in questo momento di accessibile hanno solo il nome. Se ne acquistate una tenetela rigorosamente originale!


 

 Porsche 912

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Porsche 912 Targa

La Porsche 912 è la seconda delle mie scelte, essendo diventata in breve tempo un pregiato modello da collezione. Alcune vetture sono proposte in vendita ad oltre 40.000 €, più del doppio di quanto era usuale sentirsi chiedere fino a pochi anni fa. Mossa da un boxer a 4 cilindri da 1.6 litri, la 912 era spesso vista come la sorella minore della più blasonata Porsche 911 e quindi un po’ trascurata. Oggi i primi esemplari -con plancia non rivestita e strumentazione a 3 orologi- sono autentici oggetti di culto, al pari delle Targa soft-window con lunotto morbido in tela.
In questo caso credo che l’incremento dei prezzi sia la naturale conseguenza delle valutazioni stellari raggiunte dalle coeve Porsche 911: alcune versioni delle cosiddette pre-bumper (prodotte fino al 1973) passano in scioltezza i 100.000 €. Con un simile traino anche le tranquille Porsche 912 sono diventate d’un tratto molto appetibili e… costose. Volendo essere obiettivi bisogna riconoscere che alla fine la 912 tanto “ferma” non è. Con 90 cv di potenza non può certo impensierire il flat-six della 911 ma le sue prestazioni sono abbastanza allineate con quelle dell’Alfa Romeo Giulia Sprint GT, quindi considerate brillanti per lo standard degli anni Sessanta. Attenzione a non confonderla con la Porsche 912 E del 1976, prodotta per un solo anno in attesa della nuova 924: è tutt’altra macchina.


 

 Fiat Dino Coupè

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Fiat Dino Coupè

Terzo posto per la Fiat Dino Coupé. Sembra che anche per la GT torinese sia venuto il momento della ribalta, con richieste che possono oscillare tra i 30.000 e i 40.000 €. Niente male, se pensiamo che per tanti anni -oscurata dalla bellissima Dino Spider Pininfarina- la Fiat Dino Coupé Bertone è stata a torto ritenuta meno riuscita esteticamente. In più mettiamoci che, nonostante fosse poco richiesta dal mercato, aveva comunque una meccanica sofisticata e impegnativa da mantenere/restaurare, caratterizzata dalla avveniristica accensione elettronica Dinoplex. Chi si sarebbe accollato i suoi costi di gestione a fronte di un valore commerciale limitato? Pochi, solo i veri cultori del modello. Quelli che con buona probabilità sono riusciti a mettersela in garage alla metà del prezzo attuale.
Oggi invece, con la Fiat Dino Spider ormai valutata alla stregua di una Ferrari, penso che gli appassionati abbiano capito che in fondo la Dino Coupé offre le medesime prerogative tecniche della Spider sotto una carrozzeria firmata da un designer altrettanto prestigioso. Ed ecco spiegato l’aumento dei prezzi, almeno secondo me. La Dino Coupé è stata prodotta con motori da 2 e 2.4 litri, sempre con frazionamento V6: a parità di prezzo io sceglierei la prima, che vanta il propulsore con basamento in alluminio e qualche dettaglio estetico più ricercato. E pazienza se al retrotreno ci sono ancora il ponte rigido e le balestre…


 

 Alfa Romeo Montreal

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Alfa Romeo Montreal

Chiudo il quartetto con un’altra granturismo italiana, l’Alfa Romeo Montreal. Ferma per anni su valutazioni attorno ai 30.000 €, nel 2015 la V8 di Arese ha letteralmente preso il volo e non è affatto insolito sentirsi chiedere prezzi più che raddoppiati. La sua iniezione meccanica SPICA -notoriamente delicata e impegnativa da mettere a punto- e qualche perplessità sul telaio di derivazione Giulia (progettato in origine attorno al bialbero da 1.6 litri) sono i fattori che per molto tempo hanno frenato gli entusiasmi degli appassionati e calmierato le quotazioni. Di recente, con il marchio Alfa Romeo in cima alle preferenze degli appassionati italiani ed esteri, sembra che le esitazioni siano sparite e di frequente le Montreal in vendita sono proposte a cifre che possono spaziare dai 55.000 a 75.000 €.
Senza voler giustificare l’impennata dei prezzi credo sia giusto riconoscere i pregi oggettivi dell’Alfa Romeo Montreal. In primo luogo la linea, firmata dal grande designer Marcello Gandini e per certi versi simile a quella della Lamborghini Miura (mi riferisco soprattutto alla distribuzione dei volumi). In seconda battuta la meccanica raffinata, con il V8 da 2.6 litri -parente stretto del motore che equipaggia l’Alfa Romeo 33 Stradale- accoppiato per l’occasione al cambio sportivo ZF con prima marcia in basso a sinistra. Verosimilmente sottostimata per anni, credo che fosse in qualche modo prevedibile che prima o poi il mercato si accorgesse di questa grande Alfa Romeo.

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