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“Pilota senza ali”: la mia recensione dell’ultimo libro di Siegfried Stohr

Che personaggio, Siegfried Stohr! Pilota di Formula 1, psicologo, alpinista, karateka e -non da ultimo- scrittore. Io sono un suo ammiratore fin da quando, una decina di anni fa, lessi una sua intervista-fiume nel bel volume di Luca Delli Carri La danza dei piedi veloci. Intervistato insieme ad altri corridori automobilistici italiani degli anni ’70 e ’80, Stohr mi colpì subito per la profondità del suo pensiero e per l’attenzione che riservava al lato umano del pilota da corsa.
Era da un po’ di tempo che desideravo leggere uno dei suoi libri e qualche giorno fa ho acquistato online il suo ultimo lavoro, intitolato Pilota senza ali – Quella non era la «mia» Formula 1. Dopo averlo letteralmente divorato in un paio di sere, oggi vi scriverò le mie impressioni su questo piacevolissimo titolo edito da Fucina editore a fine 2016.

Siegfried Stohr - copertina libro "Pilota senza ali"

Siegfried Stohr, Pilota senza ali – Quella non era la «mia» Formula 1

Come si evince dal sottotitolo, Siegfried Stohr si concentra sulla sua esperienza nella massima serie, limitata a quattordici GP disputati con la Arrows nella stagione 1981, in piena era delle “wing car”. Una F1 molto diversa rispetto a quella, evidentemente più pura, che lo stesso Stohr aveva sognato da ragazzino, quando seguiva le gare da spettatore. Le sue perplessità sono anche di natura tecnica, ma si concentrano soprattutto sugli eccessi di un ambiente che con gli anni è diventato sempre più freddo ed esclusivo, lontanissimo dalla passione genuina e talvolta un po’ naif che animava le corse degli anni ’60.
Potrebbe sembrare incredibile, ma l’impressione è che Siegfried non rimpianga più di tanto la sua avventura in Formula 1, condizionata dal livello non eccelso della vettura a sua disposizione e dall’avere ricevuto un trattamento non sempre equo da parte del suo team.

Uno dei temi cari all’autore è la difficoltà nel giudicare la bravura di un corridore basandosi esclusivamente sui risultati, freddi numeri che raramente possono restituire in maniera appropriata la realtà delle cose. Leggendo il libro, si scopre ad esempio che i numerosi ritiri in cui incappò Stohr nella sua unica stagione di F1 furono in larga parte dovuti a rotture meccaniche e che soltanto in pochissimi frangenti ebbe la possibilità di esprimersi appieno. Oppure che il materiale tecnico di cui disponeva (leggasi gomme e motori) non era della stessa qualità di quello concesso alla prima guida della squadra. Particolarmente interessante è anche il giudizio dell’autore sul clima imperante nel Circus di allora, dove il cinismo e gli interessi economici la facevano da padrone.

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Siegfried Stohr oggi, nelle vesti di istruttore di guida

Sia chiaro, Pilota senza ali non è un libro rancoroso né la vendetta letteraria di un pilota deluso, ma un lucido ritratto della Formula 1 dei primissimi anni Ottanta vista con gli occhi di un uomo (quasi) comune. Stohr infatti è quanto di più diverso ci possa essere non solo dagli attuali piloti tutti Playstation e cuffiette iPod, ma anche dal cliché del pilota playboy e un po’ scavezzacollo tanto in voga nei decenni passati. Colto, misurato, sempre attento a cogliere le sfumature: l’ex-corridore riminese sa raccontare i Gran Premi e le corse in modo profondo e originale, creando un connubio che difficilmente ho riscontrato nei libri che trattano questi argomenti. Non mancano poi le analogie tra l’automobilismo e l’alpinismo, altra grande passione dell’autore che -da sport estremo quale è- obbliga ad affrontare situazioni ai limiti del possibile proprio come può avvenire dietro al volante di una macchina da corsa.

La narrazione non è in forma strettamente cronologica ed è punteggiata da piacevoli flashback: Stohr non lesina episodi legati alle proprie vicende personali, ricordando gli anni giovanili e il periodo in cui si è cimentato con successo nelle formule minori, compresa la fortunata parentesi con i kart. Gustosissimi sono poi i ritratti dei colleghi piloti e di tutti quei personaggi (team manager, progettisti, preparatori) legati al mondo delle corse. Siegfried ne ha per tutti, senza tuttavia essere mai eccessivo nei giudizi e sapendo riconoscere i meriti e le qualità altrui. L’anima dello psicologo emerge piacevolmente quando si affrontano temi importanti come la paura, il rischio o il coraggio, tutti elementi essenziali nello sport di quelli che erano i “cavalieri del rischio”, mentre i precisi riferimenti a campioni e gare del passato confermano l’ampia cultura automobilistica dell’autore.

Personalmente ritengo Pilota senza ali un lavoro molto riuscito e mi sento di consigliarlo anche a chi non è un “malato” di corse automobilistiche. Con il suo stile e il suo invidiabile bagaglio di esperienze Stohr sa bene come affascinare il lettore, tenendolo letteralmente -almeno, così è stato per me- incollato alle pagine. Per finire, ottimo anche il prezzo di 19 €. Buona lettura!

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Siegfried Stohr – Arrows F1 (1981)

Immagini: Amazon.it; L’Automobile – ACI; Automotonews.com

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