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Quotazioni auto d’epoca: quale sarà il futuro?

Periodicamente torno a parlare di prezzi e mercato qui sul blog. Spesso, confrontandomi con altri appassionati di storiche, ci si interroga su quanto a lungo ancora possa durare il trend crescente delle quotazioni. Difficile dare delle risposte certe, ma di sicuro si possono fare delle considerazioni a titolo personale sull’argomento. A me pare che qualche lieve segnale di flessione inizi a manifestarsi, almeno per quanto riguarda i modelli più comuni. La sfida però è tentare di immaginare quale possa essere l’andamento del mercato negli anni a venire e, a questo proposito, ho elaborato una mia teoria.

Sono abbastanza convinto che il settore delle auto d’epoca per come lo conosciamo oggi -focalizzato quindi sui modelli prodotti tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta- possa ridimensionarsi sensibilmente con il tramonto della generazione dei baby boomer, ovvero i nati nei vent’anni successivi al secondo dopoguerra. Accostare collezionismo automobilistico, storia del Novecento e una più che blanda analisi sociologica potrebbe sembrare un azzardo, o forse no. Perciò divertiamoci ad immaginare l’acquirente tipo di una storica e le motivazioni che lo hanno spinto a cercare questo genere di vettura.

Il nostro Mario Rossi -chiamiamolo così- ha poco più di sessant’anni e, al momento di regalarsi una bella macchina d’epoca, verosimilmente si orienterà su un esemplare appartenente a uno dei seguenti periodi storici:

  • Anni Cinquanta (es. Alfa Romeo Giulietta, Porsche 356, Triumph TR3, Mercedes 190 SL…). Sono le prime macchine che ha visto da bambino, magari proprio quella che aveva papà. Oltre ad essere evocative per ragioni personali o familiari, esse simboleggiano un momento irripetibile come il boom economico e vengono associate alla rinascita del nostro Paese, assumendo una valenza positiva. Rappresentano anche le prime auto di aspetto realmente moderno (fiancate tipo Ponton, con i parafanghi integrati nella carrozzeria) e sono già abbastanza fruibili alla guida.
  • Anni Sessanta (es. Alfa Romeo Giulia, Lancia Fulvia, MGB, Mercedes SL “Pagoda”…). Non sono altro che le automobili sognate da ragazzo, quindi rappresentano un ottimo modo per rievocare la gioventù e un’epoca spensierata. Aggiungiamo poi che sono spesso auto belle esteticamente e con prestazioni brillanti, molto piacevoli da guidare ancora oggi. In più c’è il fascino associato alle gare automobilistiche di allora, che ha portato gli appassionato a mitizzare certi modelli particolari (si pensi alle varie GTA, HF, Abarth e via dicendo).
  • Anni Settanta (es. Alfa Romeo Alfetta, Dino GT4, BMW 02, VW-Porsche 914…). Anche queste sono automobili viste, vissute e guidate in prima persona da giovane. Si tratta dell’ultima generazione di auto progettate senza l’ausilio del computer, con una ridottissima presenza dell’elettronica e non ancora dominate dalla plastica. Idealmente riportano a un periodo meno sereno del decennio precedente (crisi energetiche, avvenimenti socio-politici), ma per sensazioni di guida, forme e qualche guizzo stilistico sono ancora vetture degne di essere ricordate.

Stop, finito. La scelta del nostro Mario Rossi termina qui, perché considera le auto degli anni Ottanta troppo recenti per essere davvero da collezione, non sufficientemente “romantiche” da farlo innamorare davvero. E poi in questo periodo anche i segmenti di mercato sono cambiati, come dimostrato dall’affermazione delle hot hatch stile Golf GTI che hanno quasi provocato l’estinzione delle coupé e spider sportive, relegandole a un ruolo marginale. Delle youngtimer anni Novanta non vuole nemmeno sentire parlare: seppure con qualche dovuta eccezione, le considera soltanto auto “di plastica”, invecchiate male e decisamente anonime.

Ora, con l’inevitabile ricambio generazionale, penso che l’attenzione dei nuovi appassionati possa spostarsi su vetture di fabbricazione più recente, facendo progressivamente diminuire l’interesse nei confronti di quelle più anziane. Certo, difficilmente i modelli icona come la Giulietta Spider o l’Aurelia B24 finiranno nel dimenticatoio, ma buona parte della produzione anni Cinquanta e Sessanta potrebbe subire un ridimensionamento delle quotazioni, semplicemente perché entusiasmerà di meno i nuovi collezionisti. Magari si salveranno le auto anni Settanta, più vicine a livello temporale e sostenute anche da altri fattori, come la riscoperta dei film poliziotteschi che le vedono protagoniste di inseguimenti mozzafiato.

Teniamo poi presente che quasi inevitabilmente i gusti dei collezionisti mutano con il passare del tempo. Facciamo un esempio lampante, cambiando completamente settore. Al giorno d’oggi quanti si interessano ancora di antiquariato? E quanti invece sono diventati cultori dei mobili di design firmati dai grandi nomi, come Castiglioni, Ponti o Magistretti? Parlando invece del lato monetario, occorre constatare che difficilmente le generazioni più giovani hanno -o avranno- le stesse possibilità economiche dei baby boomer che li hanno preceduti. Potrebbero quindi mancare gli acquirenti disposti a spendere certe cifre, che dovranno essere riviste al ribasso.

Da ultimo, consideriamo anche il minore entusiasmo delle nuove generazioni nei confronti delle vetture con motore endotermico, troppo spesso viste come qualcosa di obsoleto quando non addirittura dannoso per ragioni legate all’inquinamento. I baby boomer hanno guardato all’automobile come simbolo di libertà, indipendenza, divertimento e -perchè no- affermazione personale e sociale. Tutti valori che sembrano ormai passati in secondo piano, dal momento che altri oggetti e passioni hanno preso il posto delle care, vecchie quattro ruote. Chi oggi sogna il car-sharing, la guida autonoma e la mobilità elettrica difficilmente passerà il proprio tempo libero sporcandosi le mani in garage, accanto a una “vecchietta” che puzza di olio e benzina. Non credete?

Siete d’accordo con la mia teoria o siete di diverso parere? Potete scriverlo nei commenti qui sotto!

Immagini: ilReportage.eu

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