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Scuderia del Portello: le premiazioni 2016

La scorsa settimana ho ricevuto un invito molto speciale da parte della Scuderia del Portello: la possibilità di partecipare alle premiazioni dei soci che si sono maggiormente distinti nella passata stagione sportiva. Contestualmente l’evento prevedeva anche la presentazione dei programmi agonistici per la stagione 2016, tra i quali spicca l’impegnativo raid Pechino-Parigi a bordo di due Alfa Romeo Giulia. Continua a leggere

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Autodromo di Casale, il circuito dimenticato di Morano Po

Sulle rive del Po esiste ancora la vecchia pista

E’ il circuito di Morano Po, più conosciuto come Autodromo di Casale Monferrato. Costruito nei primi anni Settanta, ai giorni nostri è un nastro di asfalto abbandonato che vive solo nei ricordi degli appassionati. Ma come è possibile che un circuito automobilistico possa sprofondare in un simile oblio?

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La storia dell’Autodromo di Casale inizia nel 1973, quando la pista viene collaudata dal pilota di Formula 1 Arturio Merzario al volante della Ferrari 312 B2. Il circuito ha una lunghezza di circa 2,5 Km e il comasco fissa il record in 1’01″1. Lo stesso giorno vengono organizzate alcune gare di contorno, a conferma dell’entusiasmo verso il nuovo tracciato. In quella riservata alle Formula 3 vince Claudio Francisci, mentre Alberto Colombo segna il giro più veloce.
Dal 1973 fino al ’76 le monoposto di Formula 3 torneranno di frequente a Casale, dove si disputeranno diverse corse del combattutissimo Campionato Italiano. Anche il Giro d’Italia Automobilistico fa tappa a Morano Po (edizioni 1973 e ’74), seguito dall’Interserie e dal Challenge Ford Escort Mexico.

Negli anni Settanta l’automobilismo vive ancora il suo momento d’oro e le corse richiamano un pubblico numeroso. Non scordiamoci infatti che la copertura televisiva è molto limitata, pertanto l’unico modo di seguire le gare è frequentare i circuiti.
Con questi presupposti il futuro del tracciato piemontese sembra radioso e si pensa già ad ampliare la pista. Tra il 1973 e il ’76 si susseguono ben tre progetti (descritti sul sito di Guido De Carli, che ospita anche alcune immagini del circuito) con l’intento di allungare la pista fino a un totale di circa 4 Km. Nessuno di essi troverà compimento, perché attorno al 1975 l’Autodromo di Casale incontra i primi ostacoli. A quanto sembra il rumore delle macchine da corsa dà fastidio ad alcuni comuni limitrofi e già nel 1976 l’attività sportiva viene notevolmente ridotta. L’anno successivo l’impianto è praticamente inattivo e una parte del tracciato viene arata (sic) da una ruspa che lo rende inagibile.
Nel 1980 la pista viene nuovamente asfaltata in previsione di una riapertura che non avverrà mai. E’ il primo di alcuni tentativi di rimettere in funzione l’autodromo, che rimarranno tutti senza seguito.

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Autodromo di Casale – Mappa

Eppure il vecchio circuito di Casale non è del tutto dimenticato. Basta una veloce ricerca sul web per trovare discussioni ad esso dedicate sui forum e sui principali social network, a conferma che il ricordo della pista è ancora vivo.
Perché non si pensa ad una sua ristrutturazione? Fatto salvo l’inevitabile degrado dovuto al tempo, l’autodromo è rimasto pressoché identico a come era negli anni ’70, quasi un’istantanea che ci riporta indietro di 40 anni. Dalle foto reperibili in rete nulla sembra cambiato da allora: i box, la torre dei cronometristi e ovviamente il tracciato. Con un po’ di immaginazione potrebbe diventare la location ideale per una Goodwood italiana!
Forse, con l’interessamento e il supporto di qualche ente o costruttore automobilistico, l’Autodromo di Casale Monferrato potrebbe essere riportato in piena efficenza e di nuovo utilizzato. Al di là delle competizioni, ipotizziamo anche sessioni di prove (ad esempio per case costruttrici o riviste di motori), corsi di guida, raduni ed eventi di settore.
Il nostro è solo un sogno da appassionati che probabilmente non prende in esame tutte le problematiche connesse a una ipotetica riapertura della pista. Tuttavia sarebbe bello se qualcuno potesse davvero prendersi a cuore la rinascita di un circuito che, seppure per una breve stagione, ha lasciato una traccia nella storia automobilistica del nostro Paese.

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Arturio Merzario, il grande escluso

Il “fantino” non è tra i 400 personaggi dell’automobile

Con il numero di febbraio della rivista Quattroruote è possibile acquistare un interessante volumetto intitolato I personaggi dell’automobile. Una sorta di enciclopedia con 400 nomi che hanno fatto la storia dell’auto, spaziando tra imprenditori e progettisti, designer e piloti. Quest’ultima categoria abbraccia principalmente i corridori di Formula 1 e Rally, con un criterio che viene definito nella pagina introduttiva. Vengono considerati solo quei piloti che hanno vinto un Mondiale o almeno un Gran Premio, con delle comprensibili eccezioni. Ad esempio chi ha vissuto la propria carriera in epoca antecedente al Campionato Mondiale di F1, Varzi e Nuvolari in primis, o l’indimenticato Ignazio Giunti.
Abbiamo consultato con grande curiosità l’elenco stilato da Quattroruote, concentrandoci sulla categoria dei piloti. Siamo d’accordo con la maggior parte delle scelte effettuate ma abbiamo riscontrato alcune mancanze a nostro avviso poco condivisibili. Vediamo quali.

Il primo dei grandi esclusi è certamente Arturio Merzario, che riteniamo si sia guadagnato a buon diritto un posticino nella storia dell’automobilismo sportivo. Parlando di risultati possiamo citare due vittorie alla Targa Florio (1972 e ’75), due al GP del Mugello (1969 e ’70), un Campionato Europeo della Montagna (1969), un Campionato Europeo Sport (1972) e due Campionati Mondiali Marche (1975 e 1977). In più mettiamoci anche gli 11 punti mondiali conquistati in una Formula 1 che in quegli anni era per “manici” veri.
Oltre che per essere stato uno dei più grandi interpreti delle vetture sport, Merzario meriterebbe di essere ricordato anche per gli altri episodi che hanno costellato la sua lunga militanza in pista. Uno su tutti, il salvataggio di Niki Lauda dal terribile incidente avvenuto nel 1976 sul circuito del Nurburgring. Il coraggioso gesto di Arturio, coadiuvato dai colleghi piloti Ertl, Lunger ed Edwards, varrebbe già da solo una convocazione nella lista.
Anche la partecipazione al Mondiale F1 con il Merzario Team, seppure avara di risultati, è certamente un episodio degno di nota, non fosse altro che per la volontà di mettersi in gioco. Tra i pochi che hanno percorso la strada di pilota-costruttore ricordiamo Brabham, McLaren, Surtees e -appunto- il nostro Arturio Merzario.
E poi, concedetecelo, includere il comasco avrebbe rappresentato un meritato premio alla carriera, considerando che a 71 anni non si è ancora stancato di correre (forte) in auto. Lo stesso Arturio non deve avere gradito molto l’esclusione, come si può intuire da uno scatto polemico comparso su un popolare social network…

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Brambilla, Lombardi e Merzario

Nella lista dei dimenticati vorremmo metterci anche Nino Vaccarella. D’accordo, in Formula 1 non ha fatto molto, ma è uno dei re della Targa Florio (quella del ’75 l’ha vinta proprio insieme ad Arturio Merzario) e coi prototipi in pochi hanno vinto come lui. Con la Ferrari e l’Alfa Romeo ha trionfato in tutte le grandi gare endurance, da Le Mans a Sebring.
Peccato per l’assenza di Lella Lombardi, prima ed unica donna ad avere conquistato punti nel Mondiale F1. Quel mezzo punto guadagnato col sesto posto al GP di Spagna ’75 poteva farla rientrare tra i 400 grandi. In ogni caso viene menzionata indirettamente parlando della carriera di Jochen Mass, quindi non ci lamentiamo.
Last but not least, Umberto Maglioli. Velocissimo e con un palmarés d’eccezione (una vittoria alla Carrera Panamericana e tre alla Targa Florio), il biellese è da considerarsi probabilmente uno dei più forti stradisti di tutti i tempi. Ciò nonostante rimane un pilota -ingiustamente, aggiungiamo noi- poco ricordato. Includerlo nella lista forse avrebbe potuto contribuire a dargli il giusto merito.

Immagini: arturomerzario.net; portaledicomo.it

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Le Formula 1 lombarde degli anni ’70

La storia dei team che tentarono l’avventura in F1

Parlando di Formula 1 costruite in Italia viene naturale pensare all’Emilia, la “terra dei motori” per eccellenza. Eppure, in un’epoca in cui l’automobilismo permetteva ancora un approccio avventuroso -e forse più autentico- anche la Lombardia ha lasciato una traccia nella massima serie. Escludendo il ritorno ufficiale dell’Alfa Romeo nel 1979, gli anni Settanta hanno visto diverse scuderie lombarde tentare il grande salto in Formula 1. Alcune di esse l’hanno solo sfiorata, altre sono riuscite a prendere parte al Campionato Mondiale. Scopriamo qualcosa di più su questi piccoli team che si sono avvicinati alla F1 con tantissima passione e, purtroppo, poco successo.

Scuderia Finotto (1974)

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Carlo Facetti – Brabham BT42 Scuderia Finotto (1974)

Tra gli iscritti del Mondiale F1 1974 troviamo la Scuderia Finotto, che porta in pista un paio di Brabham BT42. Nonostante sia egli stesso un ottimo gentleman driver, Martino Finotto si limita a gestire la scuderia, affidando le vetture ai piloti Larrousse, Koinigg e Facetti. L’avventura del piccolo team con sede a Buscate (MI) ha breve durata e si conclude con un ritiro e tre mancate qualificazioni. L’ultima apparizione nel Circus è a Monza in occasione del GP d’Italia 1974, quando Carlo Facetti non riesce a qualificarsi. Il pilota più competitivo della Scuderia Finotto sarebbe dovuto essere lo svizzero Silvio Moser, già esperto di F1 e con 3 punti mondiali conquistati in carriera. Sfortunatamente l’elvetico rimane vittima di un drammatico incidente alla 1000 Km di Monza di quello stesso anno, scomparendo a soli 33 anni.

Scuderia Gulf Rondini (1976)

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Alessandro Pesenti Rossi – Tyrrell 007 Scuderia Gulf Rondini (1976)

Il 1976 vede il debutto di un altro pilota italiano con un team indipendente. E’ il bergamasco Alessandro Pesenti Rossi, che partecipa con una Tyrrell 007 privata messa in campo dalla propria Scuderia Gulf Rondini. Assolutamente apprezzabili i suoi risultati: Pesenti Rossi riesce a qualificarsi in tre dei quattro GP disputati, portando sempre la macchina al traguardo. Il suo miglior piazzamento è l’11° posto conquistato sul circuito di Zeltweg. Non male per un debuttante di 33 anni, che sceglie di esordire nella massima serie nientemeno che sul circuito del Nurburgring lungo oltre 22 km. Dopo avere disputato l’Europeo di Formula 2 nel 1977 giungendo nono, il pilota bergamasco sceglie di abbandonare le corse automobilistiche.

Merzario Team (1978 – 1979)

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Arturio Merzario – Merzario A1 (1978)

Nel 1978 Arturio Merzario fa un tentativo nelle impegnative vesti di pilota-costruttore, fondando un proprio team con base a Carate Brianza. Dopo una stagione disputata con una March 761B “clienti”, il comasco decide di costruirsi da sé la nuova vettura. La Merzario A1, questo il suo nome, è una monoposto piuttosto convenzionale che propone la classica configurazione con motore Cosworth DFV e cambio Hewland. Nel corso del tempo la A1 beneficia di diversi aggiornamenti che portano alle successive versioni A2 e A3. Purtroppo la tenacia di Arturio non è sufficiente a risollevare le sorti del Merzario Team, costretto a confrontarsi con budget molto ridotti. L’ultimo atto della coraggiosa avventura del “fantino” si chiama Merzario A4 (1979), di fatto una monoposto Kauhsen modificata. Anche in questo caso i risultati non sono quelli sperati e inducono il bravo pilota di Civenna a rinunciare al sogno della Formula 1.

Dywa F1 (1973 – 1980)

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DYWA F1 (1974)

Un capitolo a parte è quello rappresentato dalle DYWA F1, una serie di progetti realizzati da Pietro “Dydo” Monguzzi. Le prime notizie di una F1 costruita da Monguzzi risalgono al 1973, quando su Autosprint si parla di una monoposto realizzata in un cascinale di Canegrate (MI) riconvertito in officina. La vettura ha telaio in tubi quadri e pannelli rivettati e potrebbe montare un inedito V8 3 litri di derivazione Chevrolet. L’anno successivo viene progettata una F1 con telaio monoscocca e motore Cosworth, in seguito modificata secondo le specifiche di F5000. Una nuova vettura con caratteristiche simili viene schierata al GP Lotteria di Monza 1980 con Piercarlo Ghinzani al volante, ma non supera le qualifiche. L’ultima F1 di Monguzzi è la DYWA 010, che compie unicamente dei test sul circuito di Monza privi di seguito.

Riviera F1 (1979)

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Alberto Colombo – Riviera F1 (1979)

Ultima in ordine di tempo è la Riviera F1. Questa monoposto sconosciuta ai più nasce sul finire del 1979 con il supporto di alcuni industriali brianzoli. La scuderia ha sede a Giussano (MB) e il progetto è affidato all’Ing. Giorgio Valentini, ex-Autodelta e consulente di diverse aziende automobilistiche. Il team ha in programma di affidare la monoposto ad Alberto Colombo, esperto pilota di F3 e F2 reduce da una breve esperienza in F1 con le squadre ATS e Team Merzario. Vengono acquistati una monoscocca Thompson, i motori Cosworth e un cambio Hewland, rispettando la tipica configurazione utilizzata da altre scuderie dell’epoca. Alcuni problemi tecnici sorti a vettura già ultimata inducono però ad interrompere il progetto. Parte del materiale viene ceduto ad altre scuderie e la Riviera F1 viene smantellata senza che abbia potuto compiere un solo giro di pista.

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Arturio Merzario: pit stop al GP Sudafrica 1978

Sosta ai box per Arturio sulla Merzario A1

 

Nel 1977, dopo avere corso per diverse scuderie nella massima serie, il pilota Arturio Merzario decide coraggiosamente di affrontare il Campionato Mondiale di Formula 1 con un proprio team personale. Il Merzario Team disputa la prima stagione con una March 761 modificata, ma già a partire dall’anno successivo il pilota comasco presenta una monoposto di sua costruzione. La nuova vettura si chiama Merzario A1 e viene progettata dall’ing. Giorgio Piola, mentre Gianfranco Palazzoli riveste il ruolo di team manager. Come avviene per altre piccole scuderie dell’epoca, la monoposto del Team Merzario è spinta da un motore V8 Cosworth DFV accoppiato a un cambio Hewland.

Il video si riferisce a un pit stop sul circuito di Kyalami in occasione del GP del Sudafrica 1978, terza gara disputata da Arturio Merzario con la A1. Dopo essersi qualificato con l’ultimo tempo (26° assoluto), il “fantino” deve purtroppo abbandonare la corsa a causa di un guasto a una sospensione. L’avventura del Team Merzario nel Circus della F1 durerà fino al termine del 1979, quando la squadra sceglierà di concentrarsi sul campionato di Formula 2.