Archivi tag: Carlo Chiti

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L’Alfa Romeo 33 Stradale compie 50 anni

Arrivare a mezzo secolo ed essere ancora la macchina più bella del mondo. L’Alfa Romeo 33 Stradale è anche questo, oltre che uno dei punti più alti mai raggiunti dalla Casa milanese. Tutto sommato era e resta un’automobile per cultori, forse meno celebrata rispetto ad altre supercar prodotte nel medesimo periodo e divenute poi famosissime. Il motivo potrebbe risiedere nell’esiguo numero di esemplari prodotti -si dice 18- che dovrebbe comprendere anche quelle splendide concept-car di fine anni ’60 sviluppate sulla stessa base meccanica. Oggi, anche grazie al rilancio del Museo Storico Alfa Romeo, la 33 Stradale riceve tutti gli onori che si merita conquistando a buon diritto un posto nell’olimpo automobilistico. Continua a leggere

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ATS 2500 GT, in anticipo sui tempi

Una granturismo innovativa che non ebbe successo

ATS, ovvero Automobili Turismo e Sport. Una sigla programmatica che mette in chiaro gli intenti di questa piccola azienda bolognese, nata nel 1963 grazie all’appoggio di alcuni industriali. Tra i suoi fondatori ci sono alcuni dei dirigenti che nel 1961 hanno lasciato la Ferrari, in contrasto con il Commendatore. Carlo Chiti e Giotto Bizzarrini sono tra di essi, e stiamo parlando di due dei migliori ingegneri che l’automobilismo italiano abbia mai avuto.
I piani della ATS sono ambiziosi e prevedono la costruzione di una monoposto per partecipare al Campionato Mondiale di F1 e di una granturismo stradale, la ATS 2500 GT. Vogliamo concentrarci su quest’ultima, principalmente per la sua grande importanza storica. Essa infatti rappresenta la prima vettura italiana a motore centrale, realizzata un anno prima della De Tomaso Vallelunga con analoga architettura.

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ATS 2500 GT – Telaio e meccanica

L’impostazione del progetto rivela fin da subito l’estrazione corsaiola dei progettisti. Il telaio è a traliccio tubolare, dotato di sospensioni indipendenti e freni a disco su entrambi gli assi (quelli posteriori montati all’uscita del differenziale). Il motore, collocato in posizione centrale, è progettato ex-novo dall’Ing. Chiti: si tratta di un V8 in lega leggera da 2.5 litri con distribuzione monoalbero a camme in testa e alimentato da 4 carburatori Weber a doppio corpo. La potenza erogata è di 210 cv per il modello GT, mentre la versione GTS ne sviluppa 245. Per entrambe il cambio è un Colotti a 5 marce.

Con una base meccanica di questo livello serve una carrozzeria adeguata. Il design della ATS 2500 GT è affidato a Franco Scaglione, mentre la realizzazione viene curata da Allemano. Il risultato è una vettura compatta e dalla linea molto diversa rispetto a quanto visto fino ad allora sulle auto stradali. Risalta soprattutto l’abitacolo in posizione perfettamente centrale, indizio rivelatore della collocazione del motore. Se il frontale è abbastanza convenzionale, altrettanto non si può dire della coda. Caratterizzata dal profilo fastback e dall’ampio lunotto, ha fianchi muscolosi che risultano evidenti soprattutto nella vista di ¾ posteriore.

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ATS 2500 GT – Targa Florio 1964

Queste caratteristiche eccellenti non bastano a garantire un futuro alla ATS 2500 GT. Alle prese con costi troppo elevati, la produzione si interrompe dopo una dozzina di telai costruiti. Di questi, solo 8 sono vetture complete. Neppure la partecipazione di due vetture alla Targa Florio del 1964 (equipaggi Baghetti-Frescobaldi e Zeccoli-Gardi, entrambi ritirati) riesce a dare nuova spinta al progetto, che viene accantonato.
L’avventura in Formula 1 ha un epilogo simile, nonostante la bravura dei tecnici e due piloti di talento come il Campione del Mondo 1961 Phil Hill e il talentuoso Giancarlo Baghetti. Nei due anni in cui partecipa al Mondiale, la scuderia ATS disputa solo 6 Gran Premi senza ottenere punti.
La produzione di vetture si interrompe nel 1965: a dispetto dei pochi esemplari la ATS 2500 GT resta una pietra miliare nel panorama automobilistico italiano. In anticipo sui tempi, ha ispirato numerose delle granturismo a motore centrale degli anni successivi, che inevitabilmente devono qualcosa alla coraggiosa avventura ATS.

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Alfa Romeo: prove a Balocco

In pista con le Alfa Romeo Giulia GTA 1600 e TZ2

 

In questo magnifico filmato del 1966 vediamo una sessione di prove Alfa Romeo sul circuito di Balocco, il tracciato di prova costruito dalla Casa milanese nella zona di Vercelli. La auto in pista sono la Giulia GTA 1600 e la TZ2, due tra i più famosi modelli da corsa del Biscione. Il circuito è lungo circa 5.5 km e riproduce alcune delle curve più celebri degli autodromi di tutto il mondo, in modo da essere il più completo e vario possibile. Nel corso del filmato appaiono gli ingegneri Orazio Satta Puliga e Carlo Chiti, due figure fondamentali nella storia del marchio Alfa Romeo per quanto concerne la progettazione delle auto. I piloti impegnati nella prova in pista delle auto sono il collaudatore Teodoro Zeccoli, Geki Russo e Andrea De Adamich.

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Teodoro Zeccoli, una vita in Alfa Romeo

E’ stato per anni “il” collaudatore della Casa milanese

Ci sono piloti che sono legati a una scuderia. Altri hanno vinto con una certa vettura. Poi c’è chi ha dedicato la propria vita a un marchio, uno solo.
Teodoro Zeccoli è uno di questi. Romagnolo classe 1929, è il collaudatore Alfa Romeo per eccellenza. Dopo un esordio da pilota privato entra in Abarth come pilota-collaudatore. In seguito passa alla ATS, dove svolge il medesimo ruolo. Chiusa la parentesi con la scuderia bolognese, viene chiamato in Autodelta da Carlo Chiti attorno al 1965 ed entra nell’orbita Alfa Romeo. Continua a leggere