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Lamborghini, Ferrari e Iso in “Sissignore” (1968)

 

Il grande Ugo Tognazzi è un’icona del cinema italiano. Se in diverse pellicole ha vestito i panni del ricco borghese lombardo (Il magnifico cornuto, Il fischio al naso…), in questa interpreta un ruolo decisamente diverso. Sissignore -film del 1968 in cui l’attore cremonese è sia regista che protagonista- narra le vicende di Oscar Scarpetti, un servile autista che fa da “testa di legno” per uno spregiudicato industriale milanese (Gastone Moschin).
Le riprese vedono la presenza di alcune auto di prestigio, diventate ai giorni nostri pregiati pezzi da collezione. Nella sequenza iniziale possiamo ammirare una sfida ad alta velocità tra la Lamborghini Miura SV400 guidata da Moschin e una Ferrari 250 GT California Spyder SWB con una misteriosa donna al volante. Il pericoloso inseguimento sulla litoranea si conclude in tragedia, dando vita a un grottesco scambio di persona che sarà l’asse portante di tutto il film.

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Iso Rivolta Grifo GL 300 – “Sissignore” (1968)

Nel corso della pellicola appare anche una Rolls-Royce Phantom V con tanto di chauffeur (Franco Fabrizi, il Fausto de I Vitelloni) che scarrozza la coppia Tognazzi-Moschin per le vie milanesi, ma è nella seconda metà del film che compare l’altra automobile che riteniamo imperdibile. La bella Maria -moglie di Scarpetti/Tognazzi- arriva ai Giardini della Villa Reale di Milano guidando una Iso Rivolta Grifo GL 300 in una magnifica tinta metallizzata Oro Longchamp. La granturismo di Bresso sembra quasi scelta appositamente, assurgendo a simbolo della Milano benestante di fine Sessanta.

Immagini: IMCDb.com

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Iso Rivolta: qualche idea per il 2015

L’IsoMuseo e un raduno per i 50 anni della Grifo G.L.

Metti una bella domenica di fine dicembre e una dozzina di appassionati Iso Rivolta. Quale occasione migliore per scambiarsi gli auguri e parlare del nuovo anno? E’ nato così, quasi per caso, un meeting improvvisato che ha visto la partecipazione di alcuni fan del marchio, quelli che in gergo si chiamano Isoisti. L’ambiente informale e l’atmosfera amichevole, tipici della “grande famiglia” Iso Rivolta, hanno fatto da contorno ad alcune interessanti discussioni sulle prossime iniziative dedicate alla casa automobilistica di Bresso.

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In primis il futuro dell’Iso Museo, un’obiettivo tanto atteso che al momento è ancora in una fase di stallo. Gi ex-capannoni di via Vittorio Veneto ospitano già gli uffici delle Poste Italiane e si potrebbero prestare ad ulteriori impieghi, grazie all’ampia superficie e alla possibilità di usufruire di un’area coperta. L’intento principale è ovviamente la creazione del Museo Iso Rivolta che, oltre all’esposizione di motociclette e automobili, potrebbe includere un centro di documentazione e un archivio storico. Tra le nuove idee anche un simulatore di guida (che permetterebbe di pilotare, seppure in modo virtuale, la Iso-Marlboro di Formula 1) e altri contenuti multimediali a disposizione dei visitatori. Ci sembra valida anche la proposta di ricavare uno spazio per due storiche aziende milanesi, Condor e Voxson, leader nella produzione di autoradio degli anni Sessanta.

L’altro grande proposito per l’anno venturo è l’Iso Ecspo, il raduno internazionale in programma per il 9-10 maggio 2015. A distanza di due anni dal fortunato IsoBiz Tour del 2013, ricorre un altro anniversario importante: il cinquantenario della Iso Grifo G.L., tra i modelli più rappresentativi della casa di Bresso. La pianificazione dell’evento è coordinata da Flavio Campetti -già autore del volume Da Iso a Isorivolta– e include una serie di proposte di grande interesse. Tra di esse spicca il desiderio di invitare alcune delle personalità che hanno recitato un ruolo di primo piano nella storia della Iso Rivolta. Magari anche il celebre designer Giorgetto Giugiaro, che negli anni Sessanta tracciò le linee delle Iso GT, Grifo e Fidia. Auspicabile anche la presenza dell’ing. Piero Rivolta -da sempre attento a queste iniziative- e di quei piloti che portarono in gara le Iso, sia nelle gare endurance che nel Mondiale F1.

Ma Iso Ecspo non è solo guardare al passato: nell’intento degli organizzatori si ipotizza l’uso dello spazio Oxy.gen, una struttura avveniristica polifunzionale che potrebbe essere sede di una conferenza con ospiti di rilievo.
Rimaniamo in attesa di ricevere le prossime news dal Comitato IsoMillenium, certi che il 2015 vedrà crescere ancora di più l’apprezzamento verso il marchio Iso Rivolta.

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Iso Rivolta Varedo: è rimasta unica

La supercar italiana non ha avuto un seguito produttivo nonostante le ottime premesse

Siamo nel 1972 quando Iso Rivolta si sposta dagli storici capannoni di Bresso alla nuova sede di Varedo. In questo periodo il marchio milanese ha in listino i modelli Grifo, Fidia e Lele e sta per iniziare l’avventura in Formula 1 con il team Iso-Marlboro.
L’azienda guidata da Piero Rivolta pensa a una nuova sportiva a motore centrale che richiami lo schema meccanico delle vetture da competizione. E’ un’idea ambiziosa che vede la partecipazione di collaboratori eccellenti. Il telaio viene progettato con la consulenza di Giotto Bizzarrini, che già in passato aveva lavorato con l’azienda. Ercole Spada, storico designer della carrozzeria Zagato, si occupa invece della linea.
La Iso Rivolta Varedo -questo il nome del nuovo modello- viene presentata al Salone di Torino 1972, proponendosi come una valida alternativa alla Lamborghini Countach. Le altre rivali a motore centrale si chiamano De Tomaso Pantera e Maserati Bora.

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Iso Rivolta Varedo

Quello che più colpisce della Varedo è la linea. Un profilo cuneiforme basso e affilato, tutto spigoli, coerente con le tendenze stilistiche del periodo. I finestrini che si estendono sotto la linea di cintura e il taglio obliquo del passaruota posteriore riprendono quanto già visto sulla Lancia Stratos Zero. Molto scenografica -ma non inedita- l’apertura ad ali di gabbiano del cofano motore: in questo caso si tratta di una soluzione anticipata dalla De Tomaso Mangusta.
Pur con diverse citazioni stilistiche, l’aspetto della Iso Rivolta Varedo è di grande impatto, sottolineato dalla vistosa livrea bicolore rossa e nera. L’uso della vetroresina per la carrozzeria permette di contenere il peso della vettura in soli 1.150 kg.

Dal punto di vista tecnico la grande novità è il telaio tubolare, che sostituisce lo chassis a piattaforma usato per tutte le altre Iso Rivolta. Anche le sospensioni sono nuove, con il retrotreno a ruote indipendenti al posto del ponte De Dion utilizzato sugli altri modelli. Il motore è un V8 Ford da 5.7 litri (295 cv DIN a 5.800 giri/min) potente e affidabile, abbinato per l’occasione a un cambio sportivo ZF a 5 marce.
Grazie a un rapporto peso/potenza decisamente favorevole, le prestazioni della Varedo promettono di essere molto elevate: la velocità massima è stimata attorno ai 250 Km/h.

Nel dicembre 1972 il giornalista Enrico Benzing prova la Iso Rivolta Varedo sul circuito di Monza per conto della rivista Autosprint. Il giudizio del tester è lusinghiero, nonostante qualche carenza di messa a punto e una innocua uscita di pista alla staccata della Parabolica. Tutto sembrerebbe pronto per la produzione e si parla anche del possibile prezzo di listino, circa 8 milioni di lire. Invece, nonostante le ottime premesse, la Varedo rimane un esemplare unico.

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Iso Rivolta Varedo

Cosa non ha funzionato allora? Non certo l’auto in sé, ma una serie di circostanze sfortunate.
Un cambio ai vertici dell’azienda segna l’uscita di scena della famiglia Rivolta. Il marchio prosegue l’attività con la denominazione Iso Motors & Co. ma la crisi energetica del 1973 lo costringe alla chiusura al termine dell’anno successivo.
La Varedo resta così in un angolo dello stabilimento in stato di semi abbandono, fino a quando Piero Rivolta riesce a recuperarla e a farla restaurare. Da allora l’auto appartiene alla collezione di famiglia e viene esposta in occasione di prestigiosi eventi di settore, ammiratissima dagli appassionati. A distanza di quarant’anni rimane ancora un po’ di rimpianto per il mancato seguito produttivo: siamo certi che la Iso Rivolta Varedo avrebbe avuto le credenziali per ben figurare nel panorama delle supersportive degli anni Settanta.