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Cosa resta dell’Autodromo di Monza?

Qualche tempo fa ho fatto una passeggiata nei pressi dell’Autodromo di Monza, il classico giretto domenicale. Impossibile non rivolgere uno sguardo malinconico alla vecchia Sopraelevata: mastodontica, severa, quasi ieratica. Miracolosamente sopravvissuta agli attacchi di chi voleva sbarazzarsene a tutti i costi. Non soltanto è ancora lì al suo posto, ma pochi anni fa ha persino beneficato di alcuni interventi di riqualificazione che ne hanno rinfrescato l’aspetto.
Osservandola mi è venuto naturale pensare a cosa fosse un tempo l’Autodromo e a quello che ne rimane ai giorni nostri, cioè molto poco. In fin dei conti la Sopraelevata costituisce l’ultimo frammento davvero autentico di Monza, l’unico a non essere stato alterato nel corso dei decenni. Varie esigenze, per lo più legate allo svolgimento del GP di Formula 1 ma anche a questioni extra-corse come le proteste ambientaliste, hanno fatto sì che la pista più bella del mondo, l’Autodromo con la “A” maiuscola, mutasse per sempre. Continua a leggere

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Tino Brambilla, presentato il libro

Monza, 29 settembre 2015 – La Sala Talamoni presso la sede de Il Cittadino ha ospitato la presentazione del libro Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere, di cui avevamo già anticipato l’uscita qualche tempo fa. Di fatto si è trattato della seconda presentazione, dal momento che la prima era già avvenuta in occasione del GP d’Italia.

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L’orario scelto per l’evento ha forse limitato l’affluenza del pubblico, ma i presenti hanno compensato esprimendo un sincero affetto verso il pilota monzese. Oltre a Brambilla erano presenti in sala l’editore Stefano Nada e l’autore Walter Consonni, che ha raccontato anche il lato umano del campione. Il Tino infatti è sempre stato apprezzato per schiettezza e coerenza, doti che gli hanno consentito di restare se stesso senza scendere a compromessi. Quei compromessi che forse gli avrebbero aperto qualche porta in ambito sportivo, ma per contro avrebbero snaturato uno dei protagonisti più genuini dell’automobilismo italiano.
L’uscita del libro ha dato lo spunto per una retrospettiva sulla Monza di quegli anni, quando le vittorie dei Brambilla -Ernesto e Vittorio- facevano sognare i ragazzi e l’Autodromo era il centro di tutto. Nessuna nostalgia però: è lo stesso Tino a gettare acqua sul fuoco, evitando improbabili confronti tra il presente e quell’epoca irripetibile.

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Il libro su Tino Brambilla scritto da Walter Consonni

In fin dei conti chi è Ernesto Brambilla oggi? E’ innanzitutto un uomo che non si lascia andare ai ricordi e all’autocelebrazione. Quando gli chiedono delle sue imprese agonistiche -in primis la vittoria ad Hockenheim con la Ferrari Dino F2- quasi si schermisce, fa sembrare normale un risultato che invece fu eccezionale. Nemmeno il ricordo di Enzo Ferrari in visita nella sua officina in via Della Birona lo smuove, quasi fosse la norma avere di fronte il Drake in persona. Preferisce far parlare i numeri, le vittorie. Le tante vittorie, conquistate in sella alla motocicletta prima e al volante della monoposto poi. Dei piloti attuali non parla o quasi. Dice che i Gran Premi non li guarda più nemmeno alla televisione e non facciamo fatica a credergli.

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Presentazione libro Tino Brambilla

Qualcuno tra il pubblico non resiste alla tentazione e gli chiede del mitico “Bar di Stupitt”, che per inciso esisteva davvero ed era il ritrovo di una combriccola di appassionati di motori. Si parla di qualche acrobazia in moto sulle rive del Lambro ma lui smentisce categoricamente. “Tutte pirlate” dice. Ne prendiamo atto, ma ci resta il sospetto che Brambilla -smessi i panni del pilota per quelli di nonno- voglia minimizzare qualche goliardata fatta in gioventù. Nel finale si parla anche di suo fratello Vittorio, sette stagioni in Formula 1 e una incredibile vittoria al GP d’Austria 1975 al volante della March. Si azzarda persino un confronto, gli chiedono se fosse geloso del fratello. “Geloso?” risponde il Tino “Non era mica la mia morosa!”.
Tra applausi e strette di mano la presentazione volge al termine e l’ex pilota ottantaduenne si accinge a tornare a casa… in moto ovviamente!

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Un libro racconta Tino Brambilla

All’anagrafe è Ernesto Brambilla, ma per tutti è semplicemente il Tino. Soprattutto a Monza, la città dove è nato nel 1934 e dove sorge l’Autodromo che lo ha spesso visto protagonista. A settembre, grazie al lavoro di Walter Consonni, uscirà il libro Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere che ne racconta la vita e le imprese sportive.

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Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere

Meccanico di professione, Tino inizia a gareggiare in moto negli anni Cinquanta, per poi passare alle quattro ruote.
Il suo esordio al volante coincide con un periodo irripetibile delle corse automobilistiche, segnato purtroppo da gravi tragedie. Brambilla vince il Campionato Italiano di Formula 3 nel 1966 e corre nella stessa categoria anche l’anno successivo, quello segnato dal triste GP di Caserta in cui scompaiono tre piloti.
Nel 1968 passa alla Formula 2, la categoria che gli riserva le più grandi soddisfazioni: con la Ferrari Dino F2 vince diverse gare sia nel Campionato Europeo che nella mitica Temporada Argentina.
Sul circuito di casa Tino guida anche la Formula 1, purtroppo senza troppe soddisfazioni. Nel 1963 manca la qualificazione con una vecchia Cooper-Maserati e nel 1969, quando sembra ormai cosa fatta, rinuncia a partecipare con la Ferrari 312.

Da questo momento in avanti si concentra sulla carriera del fratello Vittorio, compagno sia nelle corse che in quelle goliardate rimaste celebri ancora oggi. Rigorosamente in auto o in sella alla moto, le “imprese” dei fratelli Brambilla si tramandano fino ai giorni nostri, accendendo la nostalgia degli appassionati brianzoli.

Walter Consonni -che di Brambilla è amico personale- racconta la vita del campione monzese attraverso aneddoti di prima mano che si preannunciano imperdibili. Il contenuto del libro è basato su circa un anno e mezzo di conversazioni tra l’autore e lo stesso Tino Brambilla, che con grande lucidità racconta i suoi 80 anni di vita, in pista e non. Oltre che agli appassionati di corse in senso stretto, crediamo che l’opera di Consonni possa interessare anche a chi desideri fare un tuffo nella Monza di 40 o 50 anni fa, con i suoi personaggi e i suoi luoghi storici.

Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere di Walter Consonni è edito da Nada Editore e sarà disponibile nelle librerie a partire da settembre 2015 al prezzo di 25 Euro. Prossimamente pubblicheremo su Gigleur.it la nostra recensione del libro!

 

Immagini: Formulapassion.it; Walter Consonni

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L’ultima curva di Alberto Ascari

Due segni neri sull’asfalto, tracce inequivocabili di una frenata violentissima. Sono una delle poche certezze sulla dinamica dell’incidente fatale ad Alberto Ascari, l’unico pilota italiano ad essersi aggiudicato il Campionato Mondiale di Formula 1 (per ben due volte, nel 1952 e nel 1953).

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La ricostruzione dell’incidente avvenuto a Monza nel 1955 appare ancora oggi come un mosaico difficile da completare. A 60 anni di distanza da quel tragico pomeriggio restano pochi ricordi e tante domande su quella maledetta frenata. Dopo lo schianto quel punto del circuito -precedentemente conosciuto come Curva del Vialone– viene intitolato alla memoria del grande pilota. Con le nuove chicane del 1972 si passa alla denominazione Variante Ascari, che ancora oggi ricorda ai visitatori dell’Autodromo il campione milanese e la sua drammatica scomparsa. Chi crede nella superstizione vede alcune strane coincidenze tra la fine di Alberto Ascari e quella di suo padre Antonio, anch’egli pilota di fama. Entrambi perdono la vita a 36 anni, entrambi il giorno 26, entrambi al volante di una macchina da corsa.

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Alberto Ascari – Lancia D50 F1

Nel 1955 Alberto Ascari è un pilota Lancia e prende parte al Campionato del Mondo con la monoposto D50. E’ una F1 estremamente moderna per la sua epoca, che vanta soluzioni molto raffinate come i serbatoi laterali e il cambio al retrotreno, disposto trasversalmente. Sembra perfetta per un campionissimo come Ascari, considerato uno dei più seri pretendenti al titolo, ma l’avvio di stagione non è dei migliori. Al GP di Argentina si qualifica secondo, tuttavia in gara si ritira per un testacoda. Seguono due gare non titolate (GP del Valentino e GP di Napoli) in cui il pilota milanese mostra una superiorità schiacciante: in entrambe conquista pole-position e vittoria. Il Mondiale riprende al GP di Monaco, dove incredibilmente Fangio e Ascari si qualificano con lo stesso tempo, 1:41.1 spaccato. Nonostante una partenza non perfetta, l’italiano si ritrova in testa grazie ai ritiri di Juan Manuel Fangio e Stirling Moss. All’ottantesimo giro Ascari ha un incidente all’uscita del tunnel e finisce in mare. Riesce a uscire dall’auto e riemerge poco dopo, quasi illeso. Lo ricoverano in ospedale, più per precauzione che altro. A qualcuno deve sembrare un pilota molto fortunato, ma il destino lo attende inesorabilmente quattro giorni dopo.

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Alberto Ascari vittorioso

E’ il 26 maggio 2015 e la Ferrari è a Monza per delle prove in vista della prossima 1000 Chilometri. Alberto Ascari giunge in autodromo da semplice visitatore, attorno all’ora di pranzo. Quando chiede di poter fare qualche giro con la Ferrari 750 Monza di Castellotti nessuno si oppone: diamine, è un campione del mondo e sa il fatto suo!
Si mette alla guida, ma senza il suo casco azzurro né la sua maglietta portafortuna. E’ in camicia e cravatta e in testa ha il casco di Castellotti, che gli presta anche gli occhialoni da guida. Chi conosce Ascari sa quanto sia superstizioso e forse si stupisce nel vederlo rinunciare ai quegli oggetti abituali, ma tant’è.
Parte e compie due giri del circuito. Al terzo passaggio, quando Ascari è in prossimità della Curva del Vialone, dai box sentono lo stridio di una “inchiodata” e una terribile sequenza di schianti. Sono circa le 13 e quella zona della pista è praticamente deserta. Alberto Ascari muore così, sbalzato fuori dalla vettura che dopo essersi intraversata si capovolge. Quando arrivano i primi soccorritori è già tutto finito, ci sono solo due tracce nere sull’asfalto e la macchina accartocciata fuori pista.

 

Osservando le immagini dell’epoca si notano i segni lasciati dagli pneumatici bloccati. Sembra che la frenata sia avvenuta sul finire della curva, poco prima del rettilineo che conduce alla Parabolica. Un punto inusuale per una staccata. Come se non bastasse, i segni puntano verso l’interno della curva, facendo pensare a uno scarto improvviso. E’ strano pensare che un pilota come Ascari compia una manovra simile senza un motivo valido. Numerose ipotesi cercano di spiegare l’accaduto. Qualcuno parla di un malore, forse dovuto ai postumi dell’incidente di Montecarlo. Altri ipotizzano che la cravatta, scompigliata dal vento, gli abbia ostruito la visuale mandandolo fuori pista. La motivazione più accreditata è però quella di una persona che avrebbe attraversato la pista. Uno spettatore, o forse uno dei manovali che stanno lavorando alla Sopraelevata. Nel disperato tentativo di evitare l’impatto, Alberto avrebbe compiuto una manovra d’emergenza rivelatasi fatale. Ma c’è di più. Anni dopo si dirà che una persona, confidandosi con un sacerdote, abbia ammesso di avere attraversato imprudentemente il tracciato. Sono solo voci. Rumors, per dirla all’inglese. Sufficienti però a fare di quest’ultima la versione più diffusa.

Nel 2014 è stata pubblicata una bella intervista a Ernesto “Tino” Brambilla, che a Monza è un mito vivente. Tra i ricordi legati al circuito di casa parla anche dell’incidente di Alberto Ascari, che rivela di avere visto personalmente. Secondo la ricostruzione del Tino, la Ferrari 750 sarebbe andata in testacoda e successivamente si sarebbe capovolta, senza che nessuno le abbia tagliato la strada. Se confermata, la versione di Brambilla smentirebbe l’ipotesi considerata da anni la più probabile, cioè quella della manovra per schivare un incauto spettatore. La scomparsa di Alberto Ascari quindi sarebbe una “semplice” uscita di strada, ma anche in questo caso le cause sarebbero tutte da verificare. Nel sessantesimo anniversario della scomparsa del campione il mistero resta fitto.

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1000 Km di Monza 1969, l’ultima sulla Sopraelevata

La sintesi della gara in un magnifico video dell’epoca

 

In questo filmato di Roy Pagliacci possiamo ammirare alcune fasi della 1000 Km di Monza 1969, l’ultima edizione della celebre gara di durata ad essere disputata sul circuito stradale da 10 chilometri. Il tracciato era inoltre privo di chicane (ad eccezione di quelle in ingresso alle curve della Sopraelevata), che verranno introdotte solo a partire dal 1972. Dopo questa gara l’anello di alta velocità non è stato più utilizzato per manifestazioni competitive, ad eccezione di alcune prove speciali in occasione del Rally di Monza.

La gara del 1969 vede la contrapposizione delle due Ferrari 312 P ufficiali (equipaggi Andretti-Amon e P. Rodriguez-Schetty) contro lo squadrone Porsche che schiera ben quattro 908 (Siffert-Redman; Herrmann-Ahrens Jr.; Elford-Attwood; Schutz-Mitter). Tra le altre vetture in gara nella categoria Sport ci sono Alfa Romeo 33, Lola T70, Alpine A220 e Ford GT40, mentre la classe GT è dominata dalle Porsche 911. In totale si contano 49 vetture in griglia, delle quali solo 18 riescono a vedere la bandiera a scacchi dopo una gara molto impegnativa per auto e piloti. Nelle qualifiche la Ferrari conquista la pole position con Andretti e la terza posizione con Pedro Rodriguez, ma in corsa si ritirano entrambi per guasti e lasciano la vittoria alla Porsche 908 guidata da Jo Siffert e Brian Redman.

Le riprese di Roy Pagliacci sono effettuate in alcuni dei punti più spettacolari del circuito di Monza, come la staccata della Parabolica e la Sopraelevata, vero simbolo del tracciato monzese. La notevole presenza del pubblico conferma che il Campionato Mondiale Marche riusciva a suscitare un interesse paragonabile alla Formula 1, richiamando migliaia di appassionati.

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Il bello del gas: la nostra recensione

Un must per gli appassionati dei motori anni ’60

Per chi se lo fosse perso a suo tempo, suggeriamo questo bel libro di Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi uscito a metà anni Novanta. Un titolo forse di nicchia, ma imperdibile per chi ama un certo automobilismo ruspante. Niente a che vedere con il motorsport esasperato dei giorni nostri: qui si parla di sfide da bar, di moto, di macchine e di piedi pesantissimi. Le vicende del Il Bello del Gas sono ambientate a Monza e i protagonisti sono due fratelli, meccanici di professione. Fin troppo facile capire chi siano stati gli ispiratori del racconto, anche se i nomi per ovvie ragioni non sono quelli reali. Continua a leggere

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In pista con Jacques Laffite

Ripresa onboard sulla Ligier Matra JS9 a Monza

 

Per tutti coloro che amano il circuito di Monza segnaliamo questo splendido filmato dell’epoca risalente alle prove libere del GP d’Italia 1978. Una fantastica ripresa onboard sulla Ligier Matra JS9 di Jacques Laffite che ci riporta indietro di 36 anni: i vecchi box, la variante Goodyear e le curve di Lesmo originali hanno un fascino irripetibile. Certo, la qualità del video non è paragonabile a quella odierna, ma crediamo che sia ampiamente compensata dal sound del V12 Matra!