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Ricordando un grande designer: Tom Tjaarda

A un paio di mesi dalla sua scomparsa vorrei ricordare Tom Tjaarda, un designer bravissimo che soltanto nel passato recente aveva raccolto la fama che meritava. Per decenni era stata prassi attribuire le automobili ai grandi carrozzieri, senza menzionare il nome dell’autore materiale del disegno. Così una tale vettura era firmata genericamente Pininfarina, Bertone o Ghia -giusto per citare tre nomi celebri del settore- lasciando nell’ombra l’identità del singolo progettista. Questa diffusa abitudine ha in qualche modo “mimetizzato” per tanto tempo la bravura di Tom Tjaarda, che nell’arco della propria carriera di belle automobili ne ha disegnate più di una. Continua a leggere

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Una Innocenti Spider venduta all’asta Artcurial

Quasi 18.000 € per l’esemplare della collezione Baillon

L’asta Artcurial tenutasi il 6 febbraio in occasione del salone parigino Retromobile ha destato l’interesse di tantissimi appassionati. Buona parte dei lotti provenivano dalla collezione Baillon, una raccolta di 60 vetture conservate per decenni in un cascinale francese. Tra di esse spiccavano modelli molto pregiati, uno su tutti la Ferrari 250 Spider California appartenuta ad Alain Delon.

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Ma accanto a Ferrari, Maserati e numerose vetture d’anteguerra ha trovato posto anche una Innocenti S di colore rosso (lotto n. 53). La casa d’asta non ha comunicato l’anno di costruzione della piccola spider italiana, ma possiamo presumere che sia di metà anni Sessanta: questo modello infatti è rimasto in listino dal 1963 al 1966 circa, prendendo il posto della precedente Innocenti 950 Spider.
Forse la presenza in un catalogo così prestigioso potrebbe destare l’attenzione verso la Innocenti Spider. Non possiamo affermarlo con certezza, ma crediamo che un palcoscenico di respiro internazionale come l’asta Artcurial possa giovare a questo modello raro ma ancora trascurato dai collezionisti.
La Innocenti S andata in asta è un autentico barn find (letteralmente “ritrovamento nel granaio”) di quelli che da un po’ di tempo esaltano gli appassionati di auto d’epoca. La vettura mostra i segni di un lungo abbandono ma ci sembra assolutamente recuperabile con un buon restauro.

Nello specifico questo esemplare si presenta abbastanza completo, ad eccezione di qualche particolare mancante come il paraurti posteriore, le coppe ruota, i profili della calandra e l’anello servo-clacson. Gli unici dettagli non coerenti con la vettura ci sembrano essere lo specchietto retrovisore -quasi introvabile l’originale- e uno strumento supplementare inserito nel cruscotto.

Proprio la plancia è uno degli aspetti più interessanti della Innocenti S, che ripropone in scala ridotta un completissimo cockpit a cinque orologi degno delle migliori granturismo. Osservando la Innocenti Spider si colgono diverse citazioni stilistiche delle classiche sportive dell’epoca. Sembrerebbe che l’autore, il designer americano Tom Tjaarda, abbia voluto in qualche modo sintetizzare gli stilemi delle GT italiane in questa sua opera prima.
Per i patiti dell’originalità, nel vano motore è ancora presente l’adesivo dell’epoca che suggerisce l’uso di prodotti Agip. Manca invece la scatola filtro, peculiare di questo modello, sostituita da due elementi sportivi. Il resto della meccanica è condiviso con le “cugine” britanniche Austin Healey Sprite e MG Midget, pertanto la reperibilità dei ricambi non dovrebbe essere problematica.

Noi crediamo che la Innocenti S abbia tutte le carte in regola per un buon futuro collezionistico: è stata prodotta in pochi esemplari (circa 2.000) e presenta diverse migliorie rispetto al modello 950 Spider da cui deriva, tra cui i freni anteriori a disco. Non da ultimo, può vantare la firma della storica carrozzeria italiana Ghia, che ha disegnato vetture per Ferrari, Jaguar, Alfa Romeo ed Aston Martin.

A fronte di una stima iniziale compresa tra i 3.000 e i 5.000 €, il prezzo finale di aggiudicazione è stato di ben 17.880 €, comprensivo dei diritti d’asta. Briciole, se paragonati agli oltre 16 milioni di Euro totalizzati dalla Ferrari ex-Alain Delon, ma pur sempre una cifra significativa rispetto alle quotazioni delle riviste di settore (circa 7.000 € per un esemplare in buono stato). Chissà che l’eco mediatica dell’asta francese non possa in qualche modo far riscoprire anche questa bella e rara spider italiana.

Immagini: Artcurial.com

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Innocenti C coupé, l’ultima sportiva di Lambrate

Prodotta in circa 800 esemplari, oggi è una vera rarità

Il Salone di Torino 1966 vede la nascita della Innocenti C, una piccola coupé che affianca -per poi sostituire- la spider Innocenti S. Da quest’ultima riprende buona parte della parte meccanica e, per sommi capi, anche la linea della carrozzeria. Seppure molto riuscita, quella disegnata da Tom Tjaarda per la OSI-Ghia mostra ancora degli stilemi anni Cinquanta e a metà del decennio successivo inizia ad apparire un po’ datata. La nuova vettura -probabilmente opera del designer Sergio Sartorelli- appare più moderna mantenendo comunque una evidente affinità stilistica con il modello di origine.

La nuova Innocenti C coupé è più larga e più lunga della Innocenti S grazie a nuovi pannelli della carrozzeria e al passo leggermente aumentato. Queste modifiche migliorano l’abitabilità interna, ma per contro vanno ad alterare l’equilibrio del disegno originale. In particolar modo la vista frontale denota -almeno a nostro parere- una certa sproporzione tra larghezza e altezza del corpo vettura. Diversi dettagli sono ora più moderni ma forse meno originali, come ad esempio i nuovi indicatori di direzione o la griglia frontale a maglie rettangolari. La coda invece, caratterizzata dai gruppi ottici a sviluppo orizzontale (peculiari di questo modello e oggi introvabili), ci pare fin troppo simile a quella della Lancia Flavia Coupé.

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Innocenti C coupé

Ci sembrano invece ben riusciti il padiglione e soprattutto gli interni, resi più moderni e sportivi con alcune modifiche mirate. I 5 strumenti sono allineati lungo il cruscotto (riproponendo la nuova plancia introdotta sulla Innocenti S a partire dal 1964), con il tachimetro e contagiri davanti al pilota e gli altri al centro. Anche i sedili sono i medesimi della versione scoperta, ma con un inedito rivestimento della parte centrale a trama intrecciata. L’unica aggiunta è il tubolare fissato al pannello portiera per facilitarne la chiusura, che sembra ispirato a quello di un’altra vettura firmata Ghia, la Fiat 1500 GT. Le maniglie apriporta e gli alzavetro restano invece quelli dell’Alfa Romeo Giulietta Spider. La gamma delle tinte disponibili include il rosso, il bianco, il verde e un giallo ocra abbastanza simile al Giallo Positano della cartella colori Fiat.

Con circa 800 esemplari costruiti dal 1966 al 1968, la Innocenti C coupé non si può definire esattamente un best-seller. Una delle ragioni del suo limitato successo potrebbe essere l’anzianità del progetto, che nella sua forma originaria risale alla fine degli anni Cinquanta. Tuttavia siamo convinti che con il motore da 1.275 cc (già disponibile nel 1966 sui modelli Austin Healey Sprite MkIV e MG Midget MkIII) la Innocenti C coupé avrebbe avuto prestazioni più brillanti e si sarebbe posizionata in una fascia di mercato più alta. Con questa cilindrata infatti avrebbe potuto rappresentare una alternativa alle apprezzatissime Lancia Fulvia Coupè 1.3 e Alfa Romeo GT 1300 Junior, autentiche regine della categoria.

Molto rara ai giorni nostri, la Innocenti C coupé può rappresentare un scelta originale tra le piccole sportive degli anni Sessanta. La sua quotazione è abbordabile, ma occorre tenere in considerazione la scarsa reperibilità dei ricambi specifici di questo modello che potrebbero rendere impegnativo il restauro.