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Visita alla Scuderia del Portello

Di recente vi ho raccontato di avere partecipato alla annuale Premiazione dei Campioni Alfa Romeo, ideata e organizzata dalla Scuderia del Portello presso il Museo di Arese. A distanza di una settimana o poco più ho avuto un’altra opportunità imperdibile. Grazie ad un amico comune e alla grande disponibilità dei Soci ho potuto vistare la Scuderia del Portello di persona. Per due ore ho avuto davanti agli occhi alcune tra le più belle Alfa Romeo da corsa, illustrate da una guida d’eccezione: il Presidente Marco Cajani, architetto e pilota di esperienza e grande conoscitore del marchio Alfa Romeo.

Il nostro tour inizia dall’officina, dove ci sono le due Giulia Super che parteciperanno alla prossima Pechino-Parigi. E’ un raid massacrante in cui nulla può essere lasciato al caso se si vuole arrivare fino in fondo e la messa a punto richiede mani esperte. Quelle di Alberto, meccanico vecchio stampo che ripara le Alfa Romeo da una vita e segue tutte le auto della Scuderia del Portello. Bastano pochi secondi davanti al bialbero per ritrovarsi a parlare di collettori, cammes e tromboncini. In un’epoca di centraline elettroniche e auto che si riparano col computer è bello sapere che esistono ancora persone come lui.
Lo lascio al suo lavoro e seguo il Presidente Cajani, che mi mostra alcune delle auto dei Soci della Scuderia. Nella sua carriera di pilota ha corso con molte di esse e può raccontarmi le sue impressioni di guida. Sa come si comportano in pista, i loro pregi e i punti deboli. Tutte informazioni che una semplice scheda tecnica non potrebbe mai descrivere.

La prima è la De Tomaso-Alfa Romeo di Formula 1. E’ splendida nel suo minimalismo, senza alettoni né orpelli vari. Monta un motore da 1.5 litri derivato da quello della Giulietta, dotato di testa Conrero a doppia accensione e trasmissione Colotti. Ha preso parte al GP d’Italia 1961 guidata da Nino Vaccarella ed è un esemplare unico.
La GTAm che le sta a fianco è praticamente l’icona delle Alfa da corsa degli anni ’70: parafanghi rivettati, motore testa stretta e iniezione meccanica SPICA. Per ragioni di omologazione deriva dalla 1750 GTV destinata agli USA, da cui la sigla GTAm (ovvero GTAmerica).
A seguire un’altra meraviglia, l’Alfa Romeo 33/2 detta Fléron. E’ quella portata alla prima vittoria da Teodoro Zeccoli, successivamente guidata da campioni come Merzario, Galli e Baghetti. Ha il telaio in magnesio e -seppure restaurata- richiede qualche cautela nella guida perché questo materiale tende a diventare fragile col passare degli anni. Pazienza, la 33 è talmente bella che ci si potrebbe accontentare di ammirarla da ferma, come si farebbe con una scultura. E, proprio come un’opera d’arte, è firmata. Non dall’autore, ma dai piloti che l’hanno portata in gara.

Le Giulietta meritano un capitolo a parte. Ci sono diverse berline TI nella caratteristica livrea grigio-azzurra, preparate per competere nella categoria turismo. Ho qualche riserva sul cambio al volante, ma Cajani mi rassicura: è questione di pratica e una volta fatta l’abitudine ha un’ottima manovrabilità anche nell’uso sportivo. Seguono una Giulietta Sprint Speciale tra le primissime costruite e una rara Spider Veloce in versione Sebring monoposto. Sotto i leggerissimi cofani in alluminio ci sono loro, i rari carburatori Weber DC03. Sono quelli fusi in terra, oggetti quasi sacri per gli alfisti. Grazie al “tocco magico” di Baggioli questi milletrè sfiorano la ragguardevole potenza specifica di 100 cv/litro.
Di tutt’altro genere le special preparate dalla Scuderia del Portello per le grandi maratone su strada. Sono veri e proprio prototipi che spesso hanno caratteristiche molto diverse dal modello di serie. E’ il caso della Giulietta per la Carrera Panamericana, sulla quale è stato installato un retrotreno DeDion di provenienza Alfetta. Magari sconvolgerà i puristi, ma di certo deve essere maledettamente efficace in corsa.

La 1900 è la prima Alfa Romeo a scocca portante e un modello fondamentale per il rilancio dell’azienda nel dopoguerra. Qui posso ammirare sia le Super Sprint con carrozzeria Touring Superleggera che diverse berline. Una di queste ultime è tra le preferite del Presidente Cajani, grazie al motore elaborato da Gamberini da quasi 190 cv e un assetto particolarmente indovinato. “In uscita dall’Eau Rouge, a Spa Francorchamps, ho tenuto dietro anche le Jaguar 3 litri”, racconta orgoglioso Cajani. Meno entusiasmante il parere sui freni a tamburo dell’Alfona, che scherzosamente definisce “dei semplici regolatori di velocità!”.
Molti anni fa alcune di queste auto sono state recuperate in condizioni critiche e restaurate grazie alla Scuderia Del Portello, che in questo modo ha salvato vetture di grande pregio. Un impegno -quello di conservare e valorizzare il passato- che ancora oggi è una prerogativa della Scuderia. Tra le iniziative più meritevoli c’è senz’altro l’acquisizione dello storico marchio Monzeglio e il progetto di censire le vetture elaborate del preparatore piemontese.

Ci salutiamo e torno a casa con la consapevolezza di essere stato in un luogo speciale. Non solo per le straordinarie vetture che ho potuto ammirare, ma soprattutto per la passione che si respira. Una passione autentica, che induce i Soci della Scuderia a far correre queste macchine straordinarie sulle piste di mezzo mondo. Dove, dopo tanti anni, vincono ancora tantissimo.
Eppure -incredibile ma vero-  tra tante Alfa Romeo c’è spazio anche per un’intrusa. Alcune foto in bianco e nero ritraggono una Lancia Fulvia HF, quella usata da Marco Cajani all’inizio della sua carriera di pilota. Mi piace pensare che sia un segno, quasi un buon auspicio per il futuro della Lancia. Sarebbe bello che altri appassionati potessero creare un sodalizio simile per ridare smalto a questo marchio italiano un po’ appannato. La Scuderia del Portello sarebbe di certo un ottimo modello a cui ispirarsi per fare bene.

Un ringraziamento particolare a Marco e Mario Cajani per l’ospitalità e il tempo dedicatomi.

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